Pill 224

- Veramente, - egli disse, - non so di dove cominciare senza annoiarti. Posso dire ciò che intendo per morale?
- Ti prego, - rispose Agathe.
- La morale è la norma del comportamento nell'ambito di una società, in primo luogo quella dei suoi impulsi interiori, quindi dei pensieri e dei sentimenti.
- Questo sì che è un progresso raggiunto in poche ore! - esclamò Agathe ridendo. - Stamattina hai detto di non sapere che cosa sia la morale!
- Certo che non lo so. Eppure posso darne una dozzina di definizioni. La più antica è che Dio ci ha rivelato l'ordinamento della vita in tutti i suoi particolari...
- Questa sarebbe la più bella! - disse Agathe.
- La più probabile invece, - affermò Ulrich, - è che la morale come ogni altra regola nasce dalla costrizione e dalla violenza! Un gruppo di uomini giunto al potere impone semplicemente agli altri i precetti e le massime che gli servono ad assicurare il suo dominio. Nello stesso tempo però è attaccato ai precetti e alle massime che hanno reso possibile la sua ascesa. E in tal modo si propone ad esempio. E ne subisce i contraccolpi, che producono cambiamenti: tutto ciò naturalmente è più complicato di quanto si possa descrivere in breve, e poiché non accade senza raziocinio, ma neppure per merito del raziocinio bensì della pratica, ne risulta infine un groviglio inestricabile che, in apparenza indipendente come il cielo di Dio, si stende sopra tutte le cose. Ora, tutto si riconduce a questo cerchio, ma questo cerchio non si riconduce a nulla. In altre parole: tutto è morale, ma la morale stessa non è morale!

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- Da secoli, - riprese Ulrich, - il mondo conosce la verità del pensiero, e quindi fino a un certo punto la libertà del pensiero. Nel tempo stesso il sentimento non conosceva né la severa scuola della verità né quella della libertà d'azione. Ogni morale infatti nel periodo in cui vigeva ha regolato il sentimento, e rigidamente, solo in quanto certi principi e sentimenti-base le erano necessari per agire ad arbitrio; il resto lo ha lasciato al talento, alle passioni personali, agli incerti conati dell'arte e dell'interpretazione accademica. La morale dunque ha adattato i sentimenti ai bisogni della morale e così ha trascurato di svilupparli benché essa stessa dipenda da loro. Essa infatti è l'ordine e l'unità del sentimento - |...| La morale non era per lui né costrizione né saggezza, bensì l'infinito complesso delle possibilità di vivere. Egli credeva a un potere d'accrescimento della morale, a gradini della sua esperienza, e non soltanto, come si usa comunemente, a gradini della sua conoscenza, come se essa fosse qualcosa di stabile per cui l'uomo, soltanto, non è abbastanza puro. Egli credeva nella morale senza credere in una morale definita. Di solito s'intende per essa una specie di regolamento di polizia che serve a mantenere in ordine la vita; e poiché la vita non obbedisce neppure a tali regole, esse appaiono quasi impossibili a seguirsi, e, pur in questo modo meschino, acquistano l'apparenza d'un ideale. Ma non è lecito mettere la morale su questo piano. La morale è fantasia. Ecco ciò che Ulrich voleva dimostrare ad Agathe. E in secondo luogo: la fantasia non è arbitrio. Se abbandonata all'arbitrio, la fantasia si vendica. In bocca a Ulrich, le parole palpitavano. Era stato lì lì per parlare di una distinzione troppo poco considerata:le diverse epoche sviluppano a modo loro l'intelligenza, ma la fantasia morale l'hanno fissata e stabilita a modo loro. Stava per parlarne perché la conseguenza è questa: una linea ascendente dell'intelligenza e delle sue creazioni, che sale più o meno dritta, nonostante i dubbi, attraverso i mutamenti della storia; e in contrapposto un monte di macerie dei sentimenti, delle idee, delle possibilità di vita, disposti a strati così come si formarono, eterne cose di poco conto, e lì abbandonati. E un'altra conseguenza: che alla fine vi sono infinite possibilità di avere delle opinioni, ma nessuna di armonizzarle. E un'altra ancora: che queste opinioni cozzano l'una contro l'altra perché non possono accordarsi. E finalmente che l'affettività delle creature umane ondeggia di qua e di là come l'acqua in una botte che non ha un posto stabile. Per tutta la sera Ulrich era stato perseguitato da un'idea; era una sua vecchia idea, ma quella sera aveva avuto continue conferme, ed egli s'era proposto di dimostrare ad Agathe dove stava lo sbaglio e come si poteva correggere, se tutti l'avessero voluto; e in fondo non era che la dolorosa intenzione di comprovare che non si poteva nemmeno aver fiducia nelle scoperte della propria fantasia.


(Robert Musil - L'uomo senza qualità, pagg. 1161-1162; 1165-1167. Einaudi editore)

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