Una donna semplice (di Claude Sautet, 1978)

Fatta eccezione per i primissimi film, un tema cardine del cinema introspettivo di Sautet è la coerenza tra sfera etica ed affettiva: l'una non può prescindere dall'altra, e a ciò nella produzione degli anni '70 si unisce l'attenzione per la trasformazione di una società in cui vengono ridefiniti i ruoli individuali, di genere e collettivi, sia nel privato che nel pubblico.
Questa “storia semplice” respira di tutto ciò, con equilibrio e candore, talvolta con le ombre della malinconia e della depressione, della lacerazione e dell'incompatibilità che da sempre hanno tinto le storie di vita e morte di questo straordinario regista. 
Si apre con un aborto e si chiude con una gravidanza, nel mezzo accade che non sono gli uomini a determinare Marie quanto il contrario, ossia indipendente da solitudine e legame la protagonista segue un percorso autonomo e cosciente di affermazione. 
La costante della sua confusione esistenziale è la responsabilità verso le persone a cui tiene maggiormente, e nello specifico verso l'amico Jérome. 
E' un cinema di attenzione silente e di sguardi, quello di Sautet, dei suoi protagonisti e di riflesso di chi li osserva, e l'interesse pudico e sensibile di Marie per la vita di Jérome è ritratto con un tocco magistrale. 
Uno splendido inno all'accortezza per la vita altrui e alla serenità interiore che ne deriva.


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