Pill 199

e Ivan chiede: Ma che hai, perché ridi come una cretina?
Oh, niente, è che sto così stupidamente bene che divento stupida.
Ma Ivan dice: Non si dice stupidamente bene, si dice solo bene. Cosa ti succedeva prima, quando stavi bene? Diventavi sempre così stupida?
Scuoto la testa, Ivan alza per scherzo la mano per picchiarmi, allora torna la paura, dico soffocata: No, no, non sulla testa.
I brividi passano dopo un'ora, e penso che dovrei dirlo a Ivan, ma Ivan non capirebbe una pazzia simile, e dato che non posso dirgli niente dell'assassinio, mi sono ritratta in me stessa, per sempre, cerco solo di tagliare, di cauterizzare questa piaga, per Ivan, ma non posso restare immersa in questa pozzanghera di pensieri sull'assassinio, con Ivan dovrebbe riuscirmi di estirpare questi pensieri, mi toglierà questa malattia, mi salverà. Ma dal momento che Ivan non mi ama e non ha neanche bisogno di me, perché dovrebbe amarmi o avere bisogno di me un giorno? Lui vede solo il mio viso sempre più disteso ed è contento quando riesce a farmi ridere, e mi spiegherà di nuovo che siamo assicurati contro tutto, come le nostre macchine, contro i terremoti e gli uragani, contro i furti e gli incidenti, contro gli incendi e contro la grandine, ma io sono assicurata in una frase, e in niente altro. Il mondo non ha una assicurazione per me.

(Ingeborg Bachmann - Malina, pag. 71, Adelphi 1a edizione)

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