Austerlitz (di Sergei Loznitsa, 2016)

Documentario girato in vari campi di sterminio vicini a luoghi di turismo di massa, ed essi stessi, per una singolare proprietà transitiva, divenuti luoghi di turismo di massa.

Sono stato ad un incontro in cui hanno chiesto al regista Sergei Loznitsa: “Ci chiedevamo cosa cercassero quelle persone in un luogo come quello”.

Risposta: “E' evidente: cercavano la morte. A distanza.”. E con la mano ha accennato il gesto che crea una barriera tra il sé e il resto.

Quelle persone, tutti cerchiamo la morte in un “memoriale” sulla morte. Ma solo se la morte degli altri ci appartiene apparteniamo anche alla nostra morte, e viceversa. E solo la commozione, senza controllo, che il segno che la manifesti sia interiore o esteriore non ha importanza (ma il turbamento si nota), ci restituisce la partecipazione alla vita e alla morte degli altri.

Austerlitz non racconta, registra immobile e impotente il morboso eccesso di indifferenza e apatia verso le storie, la Storia, la domanda, la contemporaneità, la propria dimensione fisica.


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