Kusursuzlar (di Ramin Matin, 2013)

Due sorelle in vacanza in una località balneare sul mar Egeo non ancora invasa dai turisti per la stagione estiva. Cappelli, occhiali da sole, solitudine, la vita domestica nella casa lasciata in eredità dalla famiglia di origine. 
Sembra riecheggiare Persona e in effetti a manifestarsi gradualmente sono i fantasmi di un passato traumatico e il rapporto conflittuale tra sorelle, la sessualità esuberante e trasparente dell'una contrapposta a quella celata e inibita dell'altra fanno pensare a Il silenzio, restando in territorio Bergmaniano
Trionfa l'incongruenza tra apparenza esteriore e subbuglio interiore. La prima non può non fare i conti con la straripante veemenza del secondo in un crescendo di contrasti e svelamento del lato oscuro irrisolto e lasciato a macerare. 
Yasemin esprime una continua vitalità sessuale attraverso il suo corpo, un'esplosione ormonale che sembra una versione turca più pudica ma ugualmente accattivante della Sagnier di Swimming pool. Lale invece, la maggiore delle sorelle, ha misteriose ferite sulla schiena ed è ben presto chiaro che non sono l'unico motivo per cui si vergogna ad esibire il suo corpo, a relazionarsi con gli altri e a nuotare. 
Splendida la sequenza in cui Yasemin entra in acqua e poco dopo un giovane e aitante ragazzo sembra seguirne i movimenti in acqua. Sembra, appunto. Perché non accadrà nulla, ma tutto accade nello sguardo corrucciato e preoccupato di Lale, che osserva con un'ansia coinvolgente. Sono le paure sotterranee che le intenzioni mancate, la durezza di un volto improvvisamente mutato in livido e angosciato, a muovere il film e il ruolo del vicino di casa è il grimaldello che permette inconsapevolmente di scavare nel rapporto tra le due sorelle – la sequenza della cena al ristorante rappresenta il clou dell'imbarazzo di un terzo incomodo (e noi spettatori siamo esattamente nei panni di Kerim) per un'incomprensibile incoerenza emotiva ed affettiva. 
Che si tratti di un trauma di natura sessuale, ad unire e allo stesso tempo porre una vigorosa distanza tra le intimità delle due protagoniste, è emblematico quando Yasemin seduce un uomo in spiaggia: la scena di sesso è violenta e Yasemin "usa" il suo improvvisato partner maschile per un evidente atto vendicativo nei confronti del genere maschile. 
L'esplosione finale è un confronto caratterizzato da toni aspri e accesi, tipico di un film turco di questo genere. L'espressione della rabbia e la verbalizzazione della frattura causata dalla violenza del trauma sono canalizzate in codici di presunto adattamento sociale che seguono un iter differente rispetto al magma interiore che entrambe le protagoniste femminili hanno sviluppato. Un dialogo rovente in cui Lale e Yasemin si prosciugano da risentimenti, sensi di colpa e cercano di ricomporre la disintegrazione. Se sarà o meno un punto di ripartenza è a discrezione di chi assiste.

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