Deicide - s/t (1990)

Passo le dita su quei volti da ventenni e sul CD e mi sembra che nel silenzio da cui sono circondato emerga un sottofondo a me fin troppo noto: urla, caos, ferocia, blasfemia, ribellione sonora che provengono da oltre due decenni e mezzo, suoni stratificati sotto altri suoni, sedimentati e mai dimenticati; dove c'erano le urla e il caos e la brutalità della vita corrispondeva altrettanta brutalità sonora, il mio rifugio – paradossale vero?

Li piegherò qui, come una foto ingiallita caduta da un libro estratto da uno scaffale. Non è la miglior musica desiderabile, specie se a suonarla sono quattro psicotici prestati alla musica, di cui uno ha persino una croce rovesciata marchiata a fuoco sulla fronte e per anni esclama al mondo che morirà a 33 anni come Gesù Cristo. Oggi Glen Benton è vivo e vegeto, di anni ne ha 50 e i fratelli Hoffman hanno dichiarato che si è sposato in chiesa. Ovviamente hanno litigato come bambini, e Glen continua a blaterare, ma un figlio di nome Daemon (Michael) l'ha generato sul serio.

Sono quattro musicisti tra i più pigri mai visti e ascoltati, che non hanno voglia di cambiare nome da soli da Amon a Deicide ma quest'ultimo glie lo sceglie l'etichetta discografica, non riescono a pensare ad una copertina tanto da fotografare una patacca di Glen Benton, e non provano neppure il desiderio di oltrepassare i quattro minuti di un brano (eccetto un raro caso) e la mezzora di durata di un disco, o di uscire da quel modo di insistere sempre sugli stessi riff per anni ripetendosi ad oltranza. Infine cosa c'è da aspettarsi da un gruppo che non ha voglia di trovare un titolo al proprio disco d'esordio?

Per fortuna c'è un inizio dove tutto è fresco, genuino, innovativo, raw, brutale, demoniaco come le voci sovraincise di Benton, tanto selvaggio quanto ridicolo, e quelle sferzate dei fratelli Hoffman, improvvise, triviali, implacabili. Un drumming ossessivo di Steve Asheim, certo non il più eclettico che ci sia, ma diretto, sfrontato, veloce e caustico. Si apre una porta all'inizio di Lunatic of God's creation che si chiude alla fine di Crucifixation, in mezzo una mezzoretta di death metal infernale come non c'era ancora stato, e come fin troppe volte è stato emulato, spesso perfezionato e migliorato nella forma, ma tutto ciò che evolve ha un verbo di riferimento, e quel verbo è il primo dei Deicide.

E' uno dei dischi più dementi di tutti i tempi, ma anche il disco death metal più venduto di tutti i tempi.

E' il disco con i testi più ridicoli di tutti i tempi, ma anche il disco che sul piano sonoro, pur monolitico e rudimentale, ha lasciato un solco nel tempo, ha sperimentato un modo nuovo di cantare e di intendere la musica atonale, e in tutta l'assenza di musicalità rappresenta una musicalità greve che in un modo che resterà sempre incomprensibile al sottoscritto, crea un singolare senso di protezione e di rassicurazione.

Ho ancora la pelle d'oca quando ascolto gli incipit di Sacrificial suicide e Dead by dawn.




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