Pill 181

Gustai l'inesprimibile benessere di starmene inosservata e sola senza impormi richieste. Non pensare, non lavorare. Non voler scoprire niente, sapere niente. Giacere tranquilla sul dorso, chiudere gli occhi, respirare. Respirare. Respiro. Non penso. Sono tranquilla.
Il mio sguardo interiore si imbatté in un orizzonte alto e spoglio sopra un disco scuro. Poteva essere uno scenario? Tutti i miei pensieri arretravano, davanti a quell'orizzonte. Se ne volavano via umbratili, grossi pipistrelli indolenti. Ce la fanno. Sciocchezze. Non andranno lontano. Vanno a sbatterci con la testa. L'orizzonte è di marmo. Non lo vedi? Ritornavano da me strisciando tutti quanti, bravi bravi. A questo modo non me ne libererò.
In che modo ci si libera dei pensieri. Pensandoli. Pensandoli e ripensandoli. Pensandoli fino in fondo. Finendo di pensarli. Se esistesse un congegno in grado di concentrare in un fascio tutta la speranza che ancora c'è al mondo e rivolgerla come un raggio laser contro quest'orizzonte di pietra, aprirlo, sfondarlo.
Ora pensi come loro. Congegni, raggi, violenza. Ora prolunghi nel futuro quel po' di potere che hanno nel presente. Così sì che ti avrebbero in pugno.
Pensi che non lo sappia? Pensi che io pensi di essere totalmente diversa? Purezza, verità, gentilezza e amore? Pensi che io non sappia di che cosa hanno bisogno? Lo so. Vogliono che diventi uguale a loro, perché questa è l'unica gioia che è rimasta alla loro povera vita: rendere gli altri uguali a sé. Pensi che non avverta come mi girano intorno a tastoni per trovare il punto debole attraverso il quale potranno insinuarsi dentro di me? Conosco quel punto. Ma non lo dico a nessuno, neanche a te, nemmeno nel pensiero.
Come ti immagini il tuo futuro.
A questo punto tutti i grandi umbratili pipistrelli si alzarono nuovamente in volo, uno sciame sinistro.
Veramente non sai che a volte bisogna proibirsi certe parole? Per non indebolirsi? Per non intenerirsi troppo?
Allora in futuro sarà questione di durezza.
Il contrario di tenero non è duro. Il contrario di tenero è intransigente, fermo.
Suona magnifico. E in quale delle tue molte tasche fai sparire per magia la paura?
Quel po' di paura? Ci dobbiamo convivere. Se a qualcuno non sta bene, può andarsene. E chi vuole farmi paura con queste immagini che mi caccia nella testa – da un minuto l'orizzonte era sparito, vedevo stanze con inferriate -, chi vuole farmi fuori così, se ne vada anche lui. E in gran fretta.

|...|

Attraversai tutte le stanze e spensi tutte le luci, finché restò accesa solo la lampada sulla scrivania. Stavolta mi avevano quasi avuta in pugno. Stavolta, non che l'abbiano fatto apposta oppure no, hanno colpito nel punto giusto. Quello che un giorno, nella mia nuova lingua, avrei nominato. Un giorno, pensai, riuscirò a parlare, con totale facilità e libertà. E' ancora troppo presto, ma non sempre è troppo presto. Non dovevo semplicemente sedermi a quel tavolo, sotto quella lampada, sistemare la carta, prendere la penna e incominciare. Che cosa resta. Che cosa c'è al fondo della mia città, e che cosa la manda a fondo. Che non c'è maggior sventura del non vivere. E che alla fine non c'è disperazione maggiore del non aver vissuto.

(Christa WolfChe cosa resta, pagg. 77-78; 105. Edizioni e/o)

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