Meshuggah - Destroy erase improve (1995)

Occorre un bel po' di follia per modificare e indirizzare il concetto di musica a proprio piacimento. Meshuggah in ebraico significa "pazzo" ed è nell'ottica di un'evoluzione globale dei primi anni '90 che Destroy, erase, improve, loro secondo e decisivo album, si inserisce con prepotenza come uno dei più significativi e influenti nel novero dei suoni del decennio e di quelli a venire.
Partiti come poco più di una band-clone dei Metallica nella seconda metà degli anni '80, hanno operato un cambio di formazione appena prima dell'esordio del 1991 (l'ingresso di Tomas Haake come batterista) e una svolta finale nel 1992 (lo switch di Jens Kidman da chitarrista a cantante, con l'ingresso di Mårten Hagström come secondo chitarrista).

E via al processo di evoluzione. Speciale è Tomas Haake, rasato a zero per l'unica volta in tanti anni, con la precisione magistrale che lo contraddistingue: un batterista che cambia il modo di intendere il ritmo nella musica estrema, perché Destroy erase improve radicalizza l'aspetto ritmico verso una nuova dimensione, e il crescente intuito e ascolto di Fredrik Thordendhal per il fusion (in particolare Allan Holdsworth) modifica gli itinerari delle parti soliste che spezzano le composizioni. Ne sono esempi Vanished o il nucleo di Future breed machine, il manifesto della band: in mezzo a tanta ferocia Thordendhal crea un effetto di respiro liberatorio. Senza dimenticare Acrid placidity il cui titolo si descrive perfettamente.

Contradictions collapse (1991) al confronto appare come un onesto disco thrash metal in cui già si intravedevano i prodromi di un cambiamento. Destroy erase improve è oltre, con le sue continue stoppate cervellotiche e martellanti offre all'estremo una possibilità mai sperimentata prima con tanta classe e perfezione stilistica. Sarebbe potuto essere realizzato anche un anno prima se non ci fossero stati gli incidenti a Thordendhal e Haake, ossia artigiani in tutto e per tutto, e None (EP del 1994) lasciava già intendere il nuovo corso.

Jens Kidman, stile vocale inconfondibile: finalmente anche la voce oltrepassa il genere, un'estremizzazione della classica voce thrash, un'esasperazone, per non parlare dei cori. Alla fine di Transfixion offre un momento topico con quel "Staaaare bliiiind" ma il disco è caratterizzato da una prestazione vocale eccellente dall'inizio alla fine, sia nell'aggressività costante che nei cori passando per le parti sperimentali "parlate" di Inside what's within behind o la conclusiva Sublevels, brani che per certi versi si fatica a pensare siano loro (ma non in senso negativo), analizzando tutto il repertorio.

I Meshuggah sono, ribadisco, l'unione tra genio estemporaneo di matrice fusion e "progressiva" di Fredrik Thordendhal e l'evoluzione ritmica, soprattutto. Guidate da Haake le due chitarre offrono riff stoppati ossessivi cerebrali e colossali, di una pesantezza che ha ancora qualche residuo thrash metal, per le sei corde forse, perché Meshuggah è sinonimo anche di pesantezza sonora crescente, e negli anni seguenti il duo Thordendhal/Hagström sarebbe passato prima alle 7 infine alle 8 corde (da Nothing), per tirare definitivamente giù tutti i muri con maestria e follia.

Specie i due dischi seguenti sarebbero stati altrettanto influenti ed esemplari, basti pensare all'odierna scena djent, ma non ci sarebbero stati Chaosphere e Nothing senza l'azzardo stravolgente di Destroy erase improve, con le sue liriche che tratteggiano un contrasto tra uomo e macchina ("evolution in reverse"...) singolarmente nello stesso anno in cui usciva Demanufacture dei Fear Factory. Per quanto si possano rintracciare dei singolari paralleli tra i due album sul piano lirico e sonoro, si tratta di band diverse e a mio avviso altrettanto seminali.

Future breed machine è uno dei brani più (s)travolgenti della mia vita: in particolare ho la pelle d'oca ogni volta che scorre l'assolo completamente fuori contesto e si avvia la strofa successiva sul doppio pedale di Haake.


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