Der Wald vor lauter Bäumen (di Maren Ade, 2003)

Attenzione: si parla solo del finale del film.

Il primo lungometraggio di Maren Ade. Ansia, dolore, condivisione della fragilità della protagonista. Nessuno spazio alla travolgente ironia di Toni Erdmann, ma è un capolavoro lo stesso. La foresta per gli alberi, sarebbe in italiano, anche se non è mai uscito nel nostro paese.
Incubo/sogno finale: Melanie solitaria a bordo di un'auto in corsa senza conducente, mentre è sul sedile posteriore. Inizialmente è alla guida. Attorno alberi di una foresta. Sbatte ripetutamente le mani sul volante, disperata. 
Poi, mentre l'auto scorre silenziosa, molla la presa e lentamente si “accoccola” sul sedile posteriore. E da lì, mentre l'auto prosegue con movimento uniforme, (si) è definitivamente nella dimensione del sogno, un sogno piacevole. Guarda rilassata finalmente, fuori dal finestrino, l'imponenza degli alberi che scorrono, che tendono al cielo. “Foresta per gli alberi” mi fa pensare alla moltitudine per il singolo. Lei ha bisogno degli altri, non di una sola ossessione (la vicina di casa). Ritorna ad essere bambina, dice e scrive Chiara. La vita che l'attraversa, e viceversa. Al volante non importa chi ci sia, lei è la passeggera. 
E' un ritorno a quando non c'erano responsabilità, e in auto non aveva l'obbligo stressante di condurre. Lasciarsi trasportare, forse simboleggia la morte, il suicidio. 
Forse un desiderio di ripartire da un punto indietro nel tempo, dove la vita si è interrotta. 
Riprendere il filo. Interpreto questo in un finale aperto, bellissimo.

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