Dawn - Slaughtersun - Crown of the Triarchy (1998)


Corrisponde, per il death/black metal svedese degli anni '90, a ciò che due anni prima della sua uscita Nemesis divina dei Satyricon aveva rappresentato per il black metal norvegese: la degna conclusione di un genere musicale che pur nella sua breve durata cronologica aveva già alle spalle gli anni più fulgidi e creativi.
Un suggello, eppure un testamento. Epigono e lascito.
Un'autocelebrata, colossale "corona della triarchia", laddove il potere è in ciascun elemento della loro folgorante discografia. L'etichetta statunitense Necropolis ha raccolto i tre album (due interi e un mcd) nel 2004 in un'elegante e esaustiva edizione contenente due CD.


Slaughtersun è il più ispirato e maturo dei tre. Raccoglie influenze e detta stilemi. Attinge al genere e ne definisce la forma finale: una mastodontica sequenza di brani lunghi, soffocanti, ripetitivi e geometrici, eccellenti nella sostanza. Il segreto di tanta abbondanza è Fredrik Soderberg, il principale compositore: i suoi riff spaziano tra scale, tremolo picking, melodie, robusti fraseggi ritmici e arzigogoli. Suggestioni Dissection, rara e intelligente acustica a-la John Zwetloot, tortuosi tremolo picking stile Sacramentum degli esordi e la furia estatica dei Vinterland. Da menzionare assolutamente i cambi di tempo e le parti in doppia cassa di un favoloso, indimenticabile lavoro di Jocke Pettersson, che di base è un batterista death metal.

Slaughtersun (poteva esserci titolo più profetico, per una band che oltretutto si fregia di un tal nome?) è veloce e tortuoso, magmatico e apocalittico. The knell and the world, Falcula, The Aphelion Deserts e la conclusiva Malediction murder sono brani di culto.

Il main riff di The knell and the world è magistrale. Curioso destino quello del videoclip del brano: sembra che fosse stato girato professionalmente ma l'autore sparito dalla circolazione subito dopo. La band decise di realizzarlo nuovamente con i propri mezzi. Il risultato è quanto possibile vedere qui sotto.

Questo magnum opus sancisce la fine di un'era, e Henke Forss è la voce disperata che l'anima.

Amo la vita e mi è faticoso leggerlo e reggerlo fino in fondo, eppure mi è indispensabile.




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