Dan Swanö - Moontower (1998)

Finora (?) l'unico album solista di Dan Swano, realizzato nel 1998 a pochi mesi di distanza dalla rottura con gli Edge of Sanity. E' il suo ritratto musicale a venticinque anni, un mondo il cui canale di accesso è la sua pupilla dilatatissima fino ad occupare l'artwork per intero (come un Sun of the night, il cui attacco vocale mi fa trasalire ogni volta). Difficile considerarlo senza Dread (Andreas Axelsson) al suo fianco, ma il problema di Infernal era proprio la loro schizofrenia musicale, ormai inesorabile, e nel pieno della crisi dell'evoluzione del genere a cui avevano dato tutto per arricchirlo e ampliarlo, virando eccessivamente sulla melodia, Dan Swano su questo ricchissimo disco ricorda che lui l'evoluzione l'ha precorsa con il suo sentire musicale: il suo amore per il prog degli anni'70, in particolare i Rush, e poi i "suoi" Marillion, e saliamo così negli '80 con quei synth che in Moontower sono un elemento distintivo, per giungere infine agli anni '90 caratterizzati dal death metal di cui è stato un protagonista nel suo paese e non solo. Un'icona, un ragazzo che a vent'anni si industriava per metter su uno studio di registrazione e diventare produttore e ingegnere del suono parallelamente alla sua attività di musicista, non solo negli Edge of Sanity ma anche come guest in numerosissimi altri dischi, o in svariati progetti, alcuni di vita breve, altri più longevi, con il fratello e altri artisti svedesi, e non solo di musica estrema (Nightingale, Odissey...).

La musica è Swano style: oltre ai synth e a quest'atmosfera da retro '70-'80 spicca la sua voce gutturale, che si è sempre distinta per qualità sulla media durata a quanto pare visto che dal vivo non riusciva a tenerla per oltre tre quarti d'ora, e un pulito che io ho sempre adorato e che anche su Moontower chiunque avrebbe preferito forse ascoltare un po' di più (il finale di Add Reality e il centro di The big sleep sono momenti di spicco). Chitarre dense, metal ma di ispirazione prog, a tratti un'anticipazione della combinazione sperimentata sul successivo Crimson II, con il quale questo progetto solista rappresenta forse il compendio di tutto il suo sentire artistico. Diverse chitarre acustiche inserite con stile ed eleganza. Non è un caso che entrambi gli album siano suonati completamente da lui, che resta di base un batterista e un ottimo performer vocale, ma anche come chitarrista mancino si distingue per un gusto melodico e ritmico in cui intesse diverse influenze con padronanza anche tecnica. Il riff portante di Creating illusion sembra appartenere ad un disco degli Edge of Sanity, mentre per il resto si respira aria fresca e ancora oggi a quasi vent'anni di distanza quest'inusuale chimica tra death metal (di cui resta in fondo solo la voce, un po' come per Swansong dei Carcass e gli ultimi lavori dei '90 dei Gorefest) e rock progressivo suona ancora accattivante e coraggioso.
Encounterparts è la strumentale che sintetizza le forme musicali di Swano attraverso tutti gli strumenti e nel particolare con gli inserti acustici. Sun of the night e Uncreation le mie preferite, ma tutto il disco regge su livelli alti. 
Uscito per la Black Mark Production del mitico Boss (padre di Quorthon dei Bathory), è un po' difficile da trovare ormai; io lo acquistai una decina di anni fa quando non ancora era diventata una chicca per appassionati e collezionisti nostalgici.
In un'opera così personale vale la pena accennare al mondo lirico di Swano, che si divide tra le solite suggestioni fantasy (Sun of the night), mondo onirico (Patchworks), riflessioni esistenziali su religione (Creating illusions), evoluzione (Uncreation), morte (The big sleep) fino a due testi particolarmente intimi e inusuali fino a quel momento della sua carriera, ossia quello di Add reality (relazione sentimentale) e soprattutto della conclusiva In empty phrases, in cui ritrae la sua creazione artistica con umiltà.

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