Pill 174

Era seduto nella carrozza con fredda rassegnazione mentre risalivano la valle verso occidente. Non gli importava dove lo conducessero; più volte, quando la carrozza si trovò in pericolo per la strada cattiva, egli rimase a sedere perfettamente tranquillo; era del tutto indifferente. In questo stato fece tutta la strada attraverso la montagna. Verso sera erano nella valle del Reno. Si allontanavano a poco a poco dai monti, che ora si levavano nel tramonto come un'onda turchina di cristallo sul cui caldo fluire giocavano i raggi rossi della sera; sopra la pianura, ai piedi della montagna, si stendeva una trama scintillante, azzurrognola. Diveniva buio quanto più si avvicinavano a Strasburgo; in alto la luna piena, oscuri tutti gli oggetti lontani, solo il monte vicino disegnava una linea netta, la terra era come una coppa d'oro sopra la quale correvano spumeggiando le onde dorate della luna. Lenz guardava fuori fisso, calmo, nessun presagio, nessun impulso; solo una cupa angoscia cresceva in lui quanto più gli oggetti si perdevano nell'oscurità. Dovettero sostare; allora fece di nuovo qualche tentativo di togliersi la vita, ma era troppo attentamente sorvegliato. Il mattino seguente, con un tempo fosco e piovoso, arrivò a Strasburgo. Pareva del tutto ragionevole, parlò con la gente; faceva tutto come facevano gli altri, ma c'era un vuoto orribile in lui, non sentiva più alcuna paura, alcun desiderio; la sua esistenza gli era un peso necessario. - - Così continuò a vivere.

(Georg Büchner - Lenz, pagg. 79-81. Adelphi editore)

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