Pill 173

- Tutto quello che so è che sto diventando matta, - disse Franny. - Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa della gente che vuol arrivare da qualche parte, fare qualcosa di notevole eccetera, essere un tipo interessante. E' disgustoso, disgustoso e basta. Me ne infischio di quello che dicono.
La ne inarcò le sopracciglia e s'appoggiò allo schienale per precisare meglio il suo punto di vista. - Sei certa che il tuo non sia solo timore della competizione? - le chiese con studiata calma. - Non me ne intendo molto, ma scommetto che un buon psicanalista, uno in gamba davvero, giudicherebbe le tue affermazioni...
- Non ho timore della competizione. E' proprio il contrario, non lo capisci? Ho paura di volerla la competizione, è questo che mi terrorizza. Per questo ho piantato il corso di teatro, perché sono terribilmente disposta ad accettare le valutazioni degli altri. E proprio perché mi piace sentirmi applaudire e acclamare, vuol dire che c'è qualcosa che non va. Me ne vergogno. Ne sono stufa. Sono stufa di me e di tutti quelli che vogliono fare colpo, in un modo o nell'altro -. Si fermò un istante e sollevò di scatto il bicchiere di latte, accostandoselo alle labbra. - Lo sapevo, - disse, posandolo di nuovo. - Questa è bella. I miei denti se ne vanno per conto loro. Si mettono a battere. L'altro ieri quasi mordevo un bicchiere. Forse sono matta da legare e non me ne accorgo nemmeno -.

(J.D. Salinger - Franny, pag 24-25. Einaudi editore)