Pill 172

Mendicante: Io sono pazzo

Baal: Alla vostra salute! Le presentazioni sono fatte. Io sono sano.

Mendicante: Conoscevo un altro uomo che credeva di essere sano. Credeva, dico. Proveniva da una foresta e un giorno vi tornò perché aveva bisogno di meditare un poco. Trovò che la foresta gli era molto estranea e non sentì più con lei alcuna affinità. Camminò per molti giorni, addentrandosi nella natura selvaggia, perché voleva vedere fino a che punto le era legato e quante forze gli restavano per resistere. Ma non glie ne restavano molte. (Beve).

Baal (inquieto): Che razza di vento! E stanotte dobbiamo ripartire, Ekart!

Mendicante: Sì, il vento. Una sera, verso il crepuscolo, quando non era più tanto solo, attraversò il grande silenzio degli alberi e si pose sotto uno di essi, che era assai grande. (Beve).

Bolleboll: Era la scimmia che era in lui.

Mendicante: Sì, forse la scimmia. Si appoggiò all'albero, si strinse a lui, vi sentì scorrere la vita o così gli parve e disse: tu sei più alto di me e stai ben saldo e conosci la terra fin nelle sue profondità ed essa ti tiene. Io posso correre e muovermi più agevolmente, ma non sono saldo come te e non posso penetrare nelle profondità e nulla mi tiene. Anche la grande pace che sopra le cime silenziose degli alberi regna nel cielo infinito mi è ignota. (Beve).

Gougou: Che cosa disse l'albero?

Mendicante: Sì. Il vento soffiò. Un fremito percorse l'albero, l'uomo lo sentì. Allora si gettò a terra, avvinse le radici dure e selvagge e pianse amaramente. Ma fece lo stesso con molti alberi.

Ekart: Guarì?

Mendicante: No, ma morì più facilmente.

Maja: Non capisco.

Mendicante: Niente si può capire. Ma molte cose si sentono. Le storie che si capiscono sono quelle mal raccontate.

(Bertolt Brecht - Baal, pagg. 50-51. Einaudi editore)

Nessun commento: