Pill 170

Si vedeva che era pronta a narrare qualcosa, quand'ecco che improvvisamente si arrestò e presa da un brivido interiore proruppe in un fiume di amarissime lacrime. I presenti non sapevano più come comportarsi con lei e la guardavano fisso e in silenzio, ciascuno con una preoccupazione diversa. Alla fine, asciugandosi il pianto e guardando seria il prete disse: "L'anima deve essere qualcosa di caro e prezioso, ma anche qualcosa di altamente terribile. In nome di Dio, mio santo uomo, non sarebbe meglio non averla in sorte?". Tacque nuovamente tranquilla come in attesa di una risposta, trattenendo le lacrime. Nella capanna tutti si erano alzati dal loro posto e si allontanavano da lei rabbrividendo. Lei però sembrava non avere occhi che per il prete; sul suo volto si dipinse l'espressione di una paurosa curiosità.
"Dev'essere pesante portare l'anima", dal momento che nessuno le rispondeva, Ondina continuò: "molto pesante! Già al solo immaginarla approssimativamente sento su di me l'ombra dell'angoscia e del lutto. E, ahimè, ero così giocosa e gaia prima d'ora!". E proruppe di nuovo in un fiume di lacrime coprendosi il volto col lembo della veste.
Allora il prete le si accostò con aria severa e la scongiurò in nome delle cose più sacre di gettare via quel velo di luce dal volto se per caso nascondesse in lei qualcosa di cattivo. Ma la fanciulla cadde in ginocchio davanti a lui, ripetendo tutte le sante preghiere ch'egli disse, lodando il Signore e assicurando di nutrire buoni sentimenti verso il mondo intero. A quel punto infine il prete disse al cavaliere: "Signor sposo, io vi lascio solo con lei alla quale vi ho unito. Per quanto possa indagare, non vi è nulla in lei di male, ma certo vi è molto di strano. Vi raccomando prudenza, amore e fedeltà". Ciò detto, uscì e la coppia dei due vecchi pescatori lo seguì facendosi il segno della croce.
Ondina, che era caduta in ginocchio, tolse il velo dal viso e abbracciando con lo sguardo Hildebrando timidamente disse: "Ahimè, ora certo tu non vorrai tenermi, eppure non ho fatto niente di male, povera, povera me bambina!". Pareva così infinitamente graziosa e commovente che il suo sposo dimenticò tutti gli orrori e i misteri, correndo verso di lei e sollevandola tra le sue braccia. Lei sorrise tra le lacrime e fu come l'aurora che gioca con i piccoli ruscelli. "Tu non puoi fare a meno di me", sussurrava fiduciosa e sicura carezzando con le manine delicate le guance del cavaliere. Lui si allontanò dai terribili pensieri che ancora erano in agguato al fondo dell'animo suo ad insinuargli di essersi unito ad una fata o almeno ad una creatura malefica e beffarda del mondo degli spiriti.

(Friedrich Heinrich Karl de La Motte-Fouqué - Ondina, pagg. 44-45. Filema edizioni)

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