Septic Flesh - Esoptron (1995)

Esoptron è il secondo album dei greci Septic Flesh. Uscito nel 1995 per l'etichetta francese Holy Records, è stato ristampato di recente con un nuovo artwork.
Dopo un esordio sorprendente per originalità della proposta (Mystic places of dawn, del 1994), il trio greco perde solo per un tratto del suo percorso uno dei suoi pilastri, Chris Antoniou (a cui viene augurata buona fortuna sui ringraziamenti - servizio militare?), affidandosi quasi interamente al genio del chitarrista Sotiris Vayenas.


Alle influenze dei primissimi Paradise Lost (mentori tra l'altro dei Nightfall, che fecero un percorso non dissimile) si sovrappongono una serie di risonanze che attingono invece da un guardarsi dentro.
Esoptron, specchio interiore, ne è il risultato. Death metal greco, verrà successivamente definito. Melodie che oggi definiremmo etniche, abbondanti, ispirate, si sposano con una sezione ritmica rocciosa. Assoli e arpeggi, deliziosi. Timide orchestrazioni, tastiere e cori che non prendono il sopravvento. Niente eccessi, tutto in armonia, equilibrio. Accelerazioni improvvise e impennate sognanti. Lo sliding nella melodia che segue il ritornello di Burning phoenix non può lasciare indifferenti.
E così dopo il black metal greco di Varathron, Necromantia e Rotting Christ del periodo '92-'94, anche il death metal trova una sua collocazione in un panorama nazionale, distinguendosi tra altre proposte esterofile per una serie di caratteristiche ben definibili come greche.
La produzione negli Storm studio di Atene è un vero peccato. Si tratta dello stesso studio di registrazione di Non Serviam dei Rotting Christ, tanto per fare un esempio, non certo il massimo della qualità: chitarre polverose e batteria, programmata nonostante loro scrivano che è opera di un session, dal suono terribile (ma sull'esordio era peggio). Come ultima nota negativa, tecnica stavolta, evidenzio il gutturale di Spiros.
Per fortuna c'è la musica, ossia le composizioni, diamanti grezzi coperti dai difetti a cui si accennava. La title-track racchiude tutto l'universo da cui il duo attinge, Burning Phoenix come detto rappresenta già uno dei momenti topici, mentre Rain è la mia preferita con il suo attacco furioso e la sua magica, vorticosa scala di chitarra prima di un finale sognante.
Ice Castle e Succubus priestess, altre hit: a volte si sfocia in una base doom ma tutte le varie deviazioni e divagazioni di Sotiris creano un'alchimia eccellente, rara.
Difficile annoiarsi. Solo The eyes of set appare meno riuscita, sulla falsa riga di Rain.
Narcissism, distante dal resto del disco per struttura e sforzo di creare qualcosa di ulteriore, quasi fiabesco, chiude in bellezza suggellando lo spirito di un disco che resta a mio avviso il migliore all'interno della discografia del gruppo, troppo catchy nel periodo '97-'99.
Anche il ritorno alle radici in chiave moderna operato in seguito alla reunion del 2008 offre risultati non così alti in termini di ispirazione e libertà espressiva. Caso a parte Sumerian Daemons del 2003, che troverà spazio su queste pagine.


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