Pill 159

Per Ingmar Bergman, che sa della parete

Ho visto la verità
avvinghiata
da un enorme serpente
a sonagli
e inghiottita
da un enorme serpente
che nel ventre
la gonfia
e lentamente la fa svanire
finire, lei
divorata.

Ho visto la parete
e ho gridato
nel mio bianco
bianco letto al quale
nessuno è venuto, ho
giaciuto in un bianco
bianco letto
e gridato perché
tutti gli animali dell'Ade
mi avevano preso di mira
i rospi, i
vermi, i [–]
i sauri, e sbattevano
intorno ali e pinne

Parole non ne ho più
soltanto rospi che schizzano
fuori e fanno paura, solo
astori che si precipitano
fuori, solo feroci
cani selvaggi, come se non ce ne
sono più, mastini,
che vi attaccano
che ululano e
i miei parti verbali
nell'azzurro ridente
e col gelo dei
campi mietuti dell'amore
amore, la grande merde
alors, che concima una
pazzia in cui,
per quello che mi importa, tutto,
per quello che mi importa tutto,

può andare in malora.

(Ingeborg Bachmann - Non conosco mondo migliore, pagg.95-97. Guanda editore)


Nessun commento: