La morte corre sul fiume (di Charles Laughton, 1955)

The night of the hunter: il cacciatore si nasconde dietro la facciata agognata da un’America assetata di padri di famiglia distinti e servi di dio, tanto incline al rispetto delle apparenze sociali quanto al pettegolezzo e al linciaggio. Una società radicata esattamente su quelle parole amore e odio tatuate sulle mani del predatore, le polarità pronte a rovesciarsi in un battito di ciglia, il bisogno del bene e del male, del salvatore e del mostro, del sogno e dell’incubo.
Dall’altro lato i bambini che assistono alla violenza e alla menzogna, soli e smarriti. John ha mangiato presto la foglia come un Alexander, Pearl assomiglia più a Fanny e non ha ancora risolto il complesso edipico.
In mezzo le madri, quella naturale assente e succube vive e muore da incosciente senza alcuno spirito di difesa e quando è presente il predatore si insinua ovunque, dilagando negli spazi più intimi fino a determinarne le regole.
La seconda madre, la sostituta, proiettata, è mamma orsa immune al sonno tanto quanto l’avversario. Con il fucile spianato difende i suoi cuccioli feriti che cercano di dormire finalmente tutti stretti gli uni agli altri, mentre il predatore è fuori ma non entra, non può entrare, e se ci prova è costretto a portare fuori il culo se non vuole bruciarselo.
E’ un noir, ma Mitchum con la voce cavernosa e impostata oltre a incutere timore incarna lo spirito “gigione” del Laughton attore e fa da ago della bilancia tra spirito oscuro e grottesco.
Un film effettivamente unico (la sola prova da regista del celebre attore inglese), sgangherato per la velocità di esecuzione di certi passaggi narrativi, quanto mirabilmente profondo – e non solo di campo – per l’ampiezza di significati, su tutti l’utilizzo della metafora tra uomini e animali, la crudeltà da una parte e la mansuetudine dall’altra, la loro compenetrazione, inestricabile se non da uno spirito “veramente cristiano” secondo quanto il film suggerisce, specie nella ridondanza didascalica delle parole nell’incipit e nel finale, assolutamente superflua, che stona invece con la magnificenza della sequenza notturna della barca che viaggia lentamente: immagini suggestive rese ancor più imponenti dal dettaglio tecnico dell’utilizzo della messa a fuoco (gli animali) e del campo lungo, in cui spiccano meravigliosi giochi di luci riflesse nelle ombre notturne, merito di una fotografia di alta qualità.

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