Spiral Architect - A sceptic's universe (2000)

Pochi dischi di presunto progressive metal hanno la capacità di suscitare in me una vitalità così forte. E' chiaro che ai primi segni di vertigini, disorientamento, pressione alta esprimiamo il nostro giudizio tanto grintoso quanto esile: ma di cosa stiamo parlando?? Un gruppo di trentenni inequivocabilmente derivativo, sovrabbondante di mid tempo dei Cynic che dissemina ovunque un puzzo di copia-incolla dei Watchtower. O è la puzza delle nostre convinzioni pregresse? Inoltre c'è l'ostacolo più arduo da oltrepassare, la voce. E giù con le imprecazioni verso un cantante che alza continuamente l'asticella dei semitoni contemporaneamente alla sopportazione di chi ascolta.

La tecnica del gruppo è notevole ma il gorgo che avvinghia l'ascoltatore è implacabile, non ci sono più linee rette! Caos delle destrutture tipiche del genere, si sosterrebbe, ma gli Spiral Architect su questo loro esordio, rimasto unico in tutti i sensi, hanno mostrato come si può essere debitori ad altri gruppi, senza inventar nulla, eppure scrivere un disco diabolicamente efficace e fresco per anni e anni a seguire. Merito di talento e sfrontatezza: ciò che rende A sceptic's universe realmente prezioso e lo pone lì, in un posto speciale, è soprattutto il connubio di basso e voce, al centro di tutto, costantemente; si allungano a loro piacimento, imprevedibili e ispirati. Una voce pazzesca, altroché, ma è questione di anni e di orecchie allenate. Tutto, ma proprio tutto ciò che è riverso in questo disco prismatico tende all'orlo, l'estremo. Spinning fin dai primi secondi proietta dentro un vortice indescrivibile. Mi limito a menzionare l'aria spagnoleggiante di Insect, la durezza di certi grugniti death metal qua e là o il finale di Cloud constructor (Shuffled), a mio avviso il momento più alto del disco.

Sono tutti musicisti dal background articolato e svariato: dal black metal più veloce all'heavy più classico, ma mai ordinario, e su tutti Lars K. Norberg, principale compositore: lui fa scuola, porta letteralmente a spasso il suo strumento per tutto il tempo riuscendo a raggiungere il proprio mentore Sean Malone che ha voluto inserire nella registrazione (Occam's razor) anche a costo di fargli suonare un brevissimo intermezzo col Chapman stick.  

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