Pill 141

Le convenienze imponevano che – dopo un simile evento storico – egli si fermasse ancora un poco con la baronessa e, a rigore, avrebbero dovuto sedere vicini tenendosi la mano, madre e figlio in intimo muto colloquio. Ma questo era a sua volta proibito dalle medesime convenienze, per cui sedettero, sì, ma senza tenersi la mano, a una dignitosa distanza, anzi, uno dall'altra; solo che, non essendo loro proibito da nessuna convenienza di abolire le parole in un silenzio pieno di intimità, parlarono pochissimo, mentre probabilmente i loro pensieri si muovevano per le stesse vie, intenti a cogliere la felicità naturale, la più naturale delle felicità dell'esistenza umana: essere stati messi al mondo, partoriti da una madre, essere usciti da un corpo ed essere corpo, corpo umano le cui costole si allargano nel respiro, oh! Felice essere-divenuti, felice andarsene per il mondo e per le dolci strade del mondo, senza mai perdere la mano della madre dove sta racchiusa e nascosta la mano dei figli: oh! La protezione e la sicurezza possono crescere dall'infanzia su per tutta una vita, sicurezza e protezione che non sono prigione, ma hanno in sé il germe della libertà. E la baronessa disse: - Non sono più una prigioniera.
Lui le sorrise: - Io, invece, entro ora nella mia prigionia, ma non occorre che le dica con quanta gioia, baronessa -. E questo era in gran parte vero. Perché il suo spazio vitale era già stato limitato qui, limitato volontariamente alla piazza triangolare là fuori e a questa casa, senza che lui fosse in grado di indicare chi ne era stato la causa, chi lo teneva prigioniero. Ora lo sapeva: era il ritorno a casa. E la prigionia volontaria continuerà ad essere per lui determinante: il vecchio casino di caccia non potrà cambiar niente. Le cime degli alberi davanti alle finestre si muovevano piano piano nel vento leggero di settembre: le foglie stavano ingiallendo. Le rondini sfrecciavano pronte a migrare e l'aria era piena di gridi d'uccelli.
Anche lo sguardo di lei sfiorava la piazza della stazione ordinata e civile:
- Ritorniamo sempre nel grande respiro per poter respirare noi stessi, torniamo al grande vegliare, per poter noi stessi vedere, e cerchiamo sempre la grande catena che va dagli antenati fino ai tardi nipoti, cerchiamo in essa il corto pezzo tra madre e figlio, e a quello ci attacchiamo per poter vivere: ho atteso, e questo era il mio cercare, e che io abbia atteso in prigionia o in libertà, chi può dirlo?... e forse era insieme l'una e l'altra cosa.
Coperta dalla trasparenza del firmamento sottile come un soffio, allogata nel paesaggio naturale tagliato dai fasci delle rotaie e dalle strade, giace la città, essa stessa paesaggio condensato: ma allogata tra i prati della piazza davanti e il verde del giardino dietro, tra crescita e crescita, tra vivo e vivo, sta la casa, congiunta alle case vicine a formare l'unità della piazza, e tra le pareti morte e immobili della casa si tende l'accadere vivo, il rapporto delle creature umane tra loro, vivo eppure recante in sé immutabilmente – in forza della molteplicità delle dimensioni – il non vivo, si tende l'odio e l'amore, improvvisamente fondendosi in uno, si tende il discorso dalle bocche agli orecchi, il fiato, librandosi nell'etere che penetra tutto e dove, visibile o invisibile, sta – promessa di un ordine senza peso – l'arcobaleno.


(Hermann BrochGli incolpevoli, pagg. 213-214. Einaudi editore)

Nessun commento: