Pill 140

Essere partoriti da una madre, messi al mondo corporalmente da un corpo, essere un corpo, le cui costole si espandono, quando si inspira, corpo le cui dita possono afferrare una ringhiera per circondare ciò che è morto con ciò che è vivo, mutualità eterna dell'animato e dell'inanimato, l'uno celando all'altro in trasparenza infinita: sì, essere partorito e poi andarsene per il mondo e sulle morbide strade, passeggiare, mano della madre che non si può perdere, mano in cui la mano del bimbo sta chiusa e protetta; questa naturale tra le naturali felicità dell'esistenza umana gli si rivelò, mentre stava così sul terrazzo appoggiato alla parete esterna della casa, con la sicurezza e protezione di una casa alle spalle, e guardava giù all'erba scura, agli alberi scuri, con la cosciente nozione, dentro di sé, dei cespugli di rose nel giardino dietro casa, strisce di case tra vivente e vivente, tra crescita e crescita, strisce di pietra e di legno, opera morta dell'uomo e pur sempre patria.

(Hermann BrochGli incolpevoli, pag 61. Einaudi editore)

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