Pill 138

Solo la notte divide l'ultima caccia animale dall'imminente, inesorabile caccia umana.
L'animale è stato ucciso e trasportato come trofeo, i cinque uomini aprono le birre, intonano l'esuberanza e la spensieratezza di essere padroni della vita e della morte, quando improvvisamente incombono quelle note di piano, sommesse: sono l'incipit del terzo dei notturni op. 15 di Chopin, quello in Sol Minore, (interpretato da George Dzundza, di madre polacca: coincidenza o predilezione dell'attore piuttosto che scelta della sceneggiatura?) e la baldoria si spegne lentamente lasciando spazio al silenzio e all'ascolto della notte, la notte che ricorda quanto ci sia poco da ridere quando si realizza che la morte è inevitabile.
Il volto madido, gli occhi scavati di John Cazale ormai consapevole della propria condanna trascendono l'attore e assieme agli sguardi intensi degli altri interpreti ci restituiscono il momento di passaggio da incoscienza a consapevolezza senza il contributo di una sola parola.


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