Pill 137

"La mia poesia non è la mia poesia. Ma se Lei vuol parlare della mia poesia devo confessarLe che non sono in grado di spiegarla. Vede, la mia poesia che è l'unica poesia e di conseguenza è anche l'unica verità proprio com'è anche l'unico vero sapere che io riconosco all'aria, che io recepisco dall'aria, che è l'aria stessa, questa mia poesia viene creata soltanto nel centro del suo unico pensiero, un pensiero che appartiene interamente a lei. Questa poesia è istantanea. E quindi non esiste. E' la mia poesia". "Già, - dico io, - è la Sua poesia". Non capivo nulla di quello che diceva. "Andiamo, - disse lui, - fa freddo. Il freddo avanza verso il centro del cervello per divorarlo. Se Lei sapesse fino a che punto il freddo ha già divorato il mio cervello! Il freddo vorace, il freddo che ha bisogno delle sostanze cellulari del sangue, che deve prendersi il cervello, tutto ciò che produce qualcosa, che può produrre qualcosa. Vede, - disse lui, - il cervello, la testa e il cervello dentro alla testa non sono altro che un'incredibile irresponsabilità, un dilettantismo certo, un dilettantismo mortale, ecco ciò che voglio dire. Le forze vengono corrose, il freddo conficca i suoi denti nelle forze, nelle forze umane, nella forza muscolare dell'intelletto che è quella suprema. A entrarmi nel cervello è quel turismo del freddo vecchio milioni di anni che s'approfitta stupidamente di tutto, è l'irruzione del gelo... Oggi, - disse lui, - non esiste più la parola "segreto", quella non esiste più, tutto ormai non è altro che un grande malessere causato dal freddo. Io il freddo lo vedo, posso metterlo sulla carta, posso dettarlo, il freddo mi uccide...".
In paese diede un'occhiata all'interno del mattatoio. Disse: "Il freddo è una delle grandi verità primarie, la più grande di tutte le verità primarie e di conseguenza esso è tutte le verità messe assieme. La verità, deve sapere, è sempre un processo di mortificazione. La verità è qualcosa che trascina sul fondo, che lo preannuncia, la verità è sempre un abisso. Il falso è sempre una salita, un lassù, solo il falso non è morte così come la verità è la morte, solo il falso non è un abisso, ma il falso, capisce, non è una verità primaria: i gravi malanni non giungono improvvisi, le grandi malattie c'erano già dentro di noi in modo sorprendente da milioni di anni..." E fissando lo sguardo nel mattatoio attraverso la porta spalancata disse: "Ecco là dentro Lei può vedere chiaramente le carni squartate, spaccate a colpi d'ascia. Naturalmente c'è ancora l'urlo, naturalmente! Tendendo l'orecchio Lei potrà ancora udire l'urlo! Lei continuerà a udire l'urlo, benché lo strumento che lo emetteva sia morto, da tempo spaccato, strappato, reciso. La corda vocale è già stata macellata ma l'urlo permane! Che continui ad esserci l'urlo. Anche quando tutte le corde vocali saranno state spaccate e recise, quando saranno morte tutte le corde vocali del mondo, tutte le corde vocali di tutti i mondi e tutte le possibilità di immaginarle, tutte le corde vocali di tutte le esistenze, ci sarà ancora l'urlo, continuerà ad esserci l'urlo, l'urlo non può venir squarciato, non può venir reciso, l'urlo è la sola cosa eterna, l'unico infinito, la sola cosa inestinguibile, la sola cosa sempiterna... E' davanti ai mattatoi che dovrebbe incominciare l'insegnamento sugli uomini e sui mostri, sulle opinioni degli uomini e sui loro grandi silenzi, l'insegnamento dei grandi protocolli della megalomania da mandare a memoria! Gli scolari, invece di chiuderli dentro ad aule ben riscaldate, andrebbero portati nei mattatoi; solo nei mattatoi mi riprometto qualcosa di buono per la scienza del mondo e per la sua sanguinosa esistenza. I nostri maestri dovrebbero insegnare nei nostri mattatoi. Non dovrebbero leggerci dei libri, ma brandire cosciotti, far cadere accette, usare affilati coltelli... L'insegnamento della lettura dovrebbe esser fatto guardando i visceri e non le righe dei libri... La parola nettare dovrebbe venir sostituita quanto prima dalla parola sangue... Vede, - disse il pittore, - il mattatoio è l'unica aula scolastica profondamente filosofica. Il mattatoio è la vera aula scolastica, il vero uditorio. L'unica saggezza è la saggezza nel mattatoio! Gli unici scritti sono gli scritti del mattatoio! L'unica verità è la verità del mattatoio! Verità primaria, verità, non-verità, tutto questo assieme costituisce la straordinaria immatricolazione nel mattatoio che io vorrei fosse imposta agli uomini, agli uomini nuovi, agli uomini da indurre in tentazione. Il mattatoio permette una filosofia radicale dell'approfondimento". Eravamo entrati nel mattatoio. "Andiamo, - disse il pittore, - l'odore di sangue smuove dentro di me qualcosa di inaudito, l'odore di sangue è la sola identità. Andiamo, che altrimenti sarò costretto a estrarre dalla mia fisicità pensante una nuova evoluzione dello spirito per la quale mi mancano le forze".
A quel punto si mise a fare grandi passi e disse: "L'animale sanguina per l'uomo e se ne rende conto. L'uomo invece non sanguina affatto per l'animale e nemmeno se ne rende conto. L'uomo è un animale incompleto, l'animale potrebbe essere un uomo completo. Capisce ciò che voglio dire? L'uno è incongruo nei confronti dell'altro, l'uno è terribilmente oscuro nei confronti dell'altro. Nessuno dei due appoggia l'altro. Nessuno dei due cancella l'altro".


(Thomas BernhardGelo, pagg. 214-216. Einaudi editore)

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