Alchemist - Spiritech (1997)

Formidabili Alchemist, sperimentatori per definizione e già attivi dalla fine degli anni '80 come uno dei primi gruppi estremi in Australia. Il genere originario è il death metal e fin dal primo album Jar of Kingdom (1993) è possibile rintracciare una mescolanza per i tempi coraggiosissima tra una solida base metal e altre svariate influenze folk aborigene e melodie mediorientali.
Spiritech (1997) è il loro terzo album e a mio avviso denota la consacrazione del quartetto, giunto a maturazione e capace del proprio massimo sforzo creativo. Oltrepassato il genere di partenza in maniera definitiva, qui gli australiani si destreggiano su un piano ormai consolidato e unico: una base ritmica possente in cui spiccano le ritmiche ossessive di Rod Holder e due chitarristi completi, capaci e ispirati che definiscono un suono aggressivo eppure etereo, psichedelico e raffinato.
Folk aborigeno e metal: una compenetrazione eccellente lontana anni luce da certe pacchianate a cui specialmente lo scorso decennio ha tentato di abituarci. Gli Alchemist hanno una serie impressionante di frecce al proprio arco sia in termini di strumentazione e effettistica che di idee. Sono riusciti a creare un genere musicale colto e ispirato, capace di violenza e melodia, arpeggi e assalti vigorosi, e la maturazione sul disco è completata dall'utilizzo senza più freni da parte di Adam Agius, chitarrista e leader del gruppo, camaleontico tra pulito, urla, accenni di screaming lancinanti, spoken vocals tenebrose e a volte effettate. Un'ugola che in quanto a energia espressa mi richiama puntualmente a primi Celtic Frost e Sepultura.
Difficilissimo non smuovere il culo dinanzi ai ritmi tribali di Road to Ubar, Beyond Genesis o Spiritechnology, ma potrei citare ogni singolo brano come eccellente e simbolico dell'originalità di questo disco (non nascondo una predilezione per Beyond Genesis capace di stati emotivi indescrivibili, ma anche Figments, Road to Ubar, la pinkfloydiana e tribal strumentale Inertia e Staying Conscious).
Oggi verrebbero definiti avantgarde metal, ma con questo termine è possibile associare diversi gruppi che hanno mescolato influenze varia nel metal. Gli Alchemist invece sono stati unici precisamente per l'inserto di tutto ciò che ha a che fare con le proprie radici aborigene, da cui hanno saputo trarre il meglio della fantasia.


"Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali" (cit.)


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