Pill 136

Dovrei dire qualcosa a mio padre, ahimè, dice il Paese, gli ho fatto un torto, ora mi rovini la tua parola, padre! Io ti vendico, simile al vento del mattino. E ora soffia già un altro vento. Lo senti, padre, come soffia? Come si leva in alto, la mia vela? Oh maledizione della nostra casa e di molte altre case, vedo tutto quello che sta ancora lontano da te, e guarda, Paese, te lo porto, te lo ripago con uguale moneta, io porto il messaggio, terrificante e dolce allo stesso tempo, che tutti sono veramente tutti. Nessuno di più, nessuno di meno. Tutti quei molti: veramente tutti! Se lo immaginino! Assassinio chiede assassinio! E molti assassinii non sono ancora stati restituiti, vogliono anche loro la loro parte ora. Il resto, la maggioranza, crudele sentirli, miserabile, come canti di bambini, ahimè, ahimè, altro non viene loro in mente. La strada impostata da Dio non la riconoscono. Mi accoglie la gioia, mi accolgono gli amici, ecco, ora il capo deve tornare nella Carinzia, fanciulli, dove le piste da sci divampano nella luce. Non abbiamo più bisogno di incendi. Noi siamo ansiosi di una rivincita, e di quello che minaccia dopotutto gli uomini che sono ancora in vita e devono germogliare, nel sangue paterno. Il caro sole è sufficiente e può venire ora anche lui. E dovrà restare. Come noi. Io mi sono deciso e naturalmente sono contento. Voi l'avete sperimentato, avete lottato con me, io vado a prendermelo dal padre e lo porto al Paese il messaggio che suona tanto piacevole e ha un sapore tanto disgustoso, quando lo si deve mandare giù. Santa Terra. Santo sepolcro, dove ci sono così tanti dei giusti, i figli minori, derisi, nel fango, che i molti continuano a portarci nel nostro letto fatto. Dal sacrificio non viene escluso nessuno che abbia una cilindrata grossa e un motore più forte. La maggioranza ormai sono solo pochi, che ci disprezzano e che noi non apprezziamo. Ma il sole si china dalla nostra parte. Ecco, l'ora è arrivata. Il signore dell'astuzia si prepara, io nel frattempo sono nella Carinzia. Viandante, di' che m'hai lasciato sdraiato laggiù, quando te lo chiedono, giù, dove sono le ombre. Noi saremo, quando chiederanno di noi, da tempo di nuovo in alto, lì nuoteremo, schiuma di nuvole, nella montagna, viandante, ancora fanciulli, ma tanto più vecchi, tanto più veloci, non abbiate paura! Non lo sappiamo ancora fare del tutto, ma lo impareremo quello che ancora non sappiamo fare. Dio del sole, indica ai tuoi figli la via nella banca, dove si sdraiano nelle bare, ma non per portare il lutto! Per mettersi seduti sugli interessi! Io ho il coraggio di osare! Per i miei collaboratori ultimamente non è stato facile con la mia occupazione plurima, il lavoro ora ci riesce molto più facile, mia moglie, la brava, la buona mi incoraggia ulteriormente, e voi, fanciulli, voi mi date ugualmente coraggio, non appena vi vedo. In più la nostra casa comune, la casa patria, una casa signorile, un feudo del destino, però regalato, non prestato. La casa, la valle dalla quale provengo, con messaggio identico da vent'anni e più. Sì, io mantengo quel che prometto, e nessuno mi dovrà comandare di fermarmi. E' ora di dormire, perché tu ti svegli, Paese! Hai fatto finta di essere morto tutto questo tempo, vero? Ora è finita. Tu hai sperimentato come ho lottato con te. Giorno del ritorno, Patria, Patria, sempre soltanto luogo della partenza oppure dell'arrivare, ma importante è quel che c'è in mezzo, e che si è fra amici, i quali, in basso in basso, intonano il canto di lode. Riflettere con cura su ciò che è stato. Ah, ora me lo ricordo. Io in particolare telefono molto ad amici nel Parlamento e nel Governo. Io telefono, parlo, discorro, semplicemente sincero, semplicemente naturalissimo, come se volessi dire a me stesso che non è cambiato nulla e non cambierà nulla e che anche in futuro verrà mantenuto da me un contatto strettissimo, semplicemente sincero, come sempre già da prima. Perché l'uomo piccolo, quello ha bisogno della sua casetta piccola. Il Paese però ha bisogno di me. Padre! Padre! Proteggi la giustizia e proteggi anche il Ministro della Giustizia! E proteggi pure i nostri altri Ministri! E proteggili anche dalla stampa! Avanti. Alzalo, non lo abbandonare, inducilo piuttosto, visto che sta seduto in mezzo a nemici e assassini, a mantenere la testa fredda, sì, così va bene: alzalo, in alto fuori dalla polvere! Ti aiuterò! I processi, i nostri, lui con me, io con lui, corriamo ancora sulle loro strette strade di formiche. I denti di quest'uomo fiammeggiano quando parla, per mangiare il cuore di quasi morti, prima che questi si risveglino nella Corte dei Conti del Presidente. Molti esiti dei processi sono ancora incerti, pochi sono eletti, come me, in alto fuori dalla polvere con me, e verso tutti. E dire la parola! Padre! Due volte, tre volte, noi ora innalzati ti pagheremo la colpa, non è vero fanciulli? Mi curo personalmente anche di minime inezie, ma delle cose grandi naturalmente ancora di più. Questo inizio delle elezioni per l'elezione per la Camera di Commercio a Poertschach, un evento meraviglioso, degno di un Re. La sala strapiena, l'atmosfera fantastica. Anche l'altro fanciullo, quello che chiamo ragioniere, ci si siede imbronciato. Uno regala giustizia, l'altro dei soldi, il terzo una macchina, il quarto dei voli, me però e i miei pneumatici ci aspetta, a doppio taglio, tutto il Paese che dà da mangiare a tutti e sopporta tutto. Il suo Re, il caro signore, sono io, anche suo fratello, amico anche, scambio il bacio della fratellanza con lui. Mio padre ancora completamente soggiogato dal giogo della sofferenza, le stoviglie le lava la donna, chiaro, è di buon umore e molto motivata. Io cammino mano nella mano con tutti, sono assolutamente contento di aver scelto quel Ministro e anche quell'altro, solo con quello e con quell'altro non sono ancora contento del tutto: ah, lì ho fatto un passo falso verso quello sbagliato: io. Quello è stato sopraffatto troppo presto da qualche dolore, e già era sparito, nonostante le parole sincere. Anche se il peso maggiore devo portarlo: io, e la Sinistra colma di odio ha fatto un demone: di me, guardando indietro lo farei di nuovo nello stesso modo: io. Così e non altrimenti. Non generare ancora, non essere figlio ancora, non essere sole ancora, colpa – allo stesso modo: basta! Resterà roba da bambini, la colpa: lei. Senza bambini resterà d'ora in poi donna: nessuna. Tu però, tu però, bocca grande: io stesso vigilo sul paese e su questo portone, che non dovrà più attraversare: nessuno. Io sono: tutti. Con lo sguardo lucido di chi non s'è mai emancipato dal padre lo vedo ora: io. La libertà caccio: io, il buio non vedo affatto: io. Alle tempeste mi sono legato: io. Essere sereno di nuovo col tempo voglio: io. Quel che è nascosto rendere visibile voglio: io. Essere anche l'ombra voglio: io, nel caso succeda un giorno: qualcosa. Faccio tutto questo io per: voi. Liberarvi dalle vostre preoccupazioni posso: io. Con ciò avremmo svergognati anche coloro: noi, coloro che sotto l'impressione della perdita di potere erano pronti a denunciare all'estero: noi. Poter guardare nello specchio voglio: io anche me. Esitare neanche voglio: io. Mio padre essere voglio anche: io. Non dire madre! Di' padre! Non dire madre! Di' padre! E sguaina la tua spada! Essere anche i morti voglio: io. Soccorritore coraggioso voglio essere anche: io. Della benda davanti agli occhi, per non vedere gli assassinati, non ho bisogno: io. Ammazzare tutti, voglio anche: io. Essere tutti, voglio anche: io. Non essere nessuna pietra sull'altra voglio anche: io. Essere la libertà voglio anche: io. Essere il bambino del padre voglio anche: io. Dillo madre, dillo padre, dillo madre, dillo padre. Dico io. Sto dicendo: io! Tutto il: tempo!


(Elfriede JelinekL'addio. La giornata di delirio di un leader populista, pagg. 57-65, Castelvecchi editore)

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