Pill 134

Nel silenzio grave e irritante, l'uomo dà in pasto all'osservatore il ritratto di sua moglie. Rabbrividendo i boschi si protendono verso la casa, dove le immagini dei video – un gregge di individui sovraccarichi e capaci di riprodursi – scorrono sullo schermo davanti a testimoni oculari. Le donne vengono trascinate nel quadro incatenate, e le loro abitudini quot. sono anche più spietate. Lo sguardo della moglie invade il piano delle immagini che ogni giorno ripercorre insieme al marito, fin quando anche lei può stendersi a riposare. Per nulla prostrato dalla professione che gli calza a pennello, il direttore, nel pieno vigore degli anni, succhia i capezzoli e le fessure della moglie, invoca l'inizio della notte e dello spettacolo notturno. I quadri viventi rinverdiscono anche sui pendii, gli scalatori vi affondano i piedi.
L'ingresso imprevisto del bambino si trasforma in una tragedia paragonabile a quella del clima locale. Dritto e luminoso come un missile, il figlio sfreccia dentro la stanza inondata da questo liquido che fluisce gorgogliando dallo schermo frusciante. Con i suoi occhi candidi scorge dei corpi sofferenti, spalancati come squarci abissali che si fanno visita, scorge gli uomini che si smorzano lentamente dentro le donne con i pesanti arnesi della creazione, gli artigiani del desiderio. Ma i loro corpi, le loro teste sono esclusi dal gioco, così inventano nuovi grembi materni d vetro per poterci guardare dentro. L'uomo salta giù subito dalla madre, dopo aver messo la retromarcia al suo rozzo motore scorreggiante e aver fatto una piega nel tappeto. Il bambino fa finta di non aver capito nulla: dopo tutto, anche lui è un consumatore accanito e consapevole. I suoi bisogni vagano nella memoria come delle foglie e i suoi gusti sono viziati dagli eterni cataloghi di articoli sportivi che invitano ogni cittadino a brindare, salute! Tutto appartiene al bambino e ai suoi cari genitori, come lui appartiene a loro. La madre si copre alla meglio, come se avesse a disposizione solo della paglia. Il figlio ha già imparato a chiamare il male col nome del padre, ma è pur sempre il papà che acquista per sempre carichi di merci e sacchi di grasso, tenendo legato il figlio a delle corde d'oro. Come se non avesse fatto caso alla natura della madre che riposa incatenata sul sofà, il bimbo legge ai genitori una lista di desiderata fatta dagli oggetti più disparati e contrastanti tra loro. E' roba che può servire sulla sabbia, sulla ghiaia, sulla roccia, sull'acqua, sul ghiaccio, sulla neve o su un tappeto persiano! Occorre assolutamente comprarla per poter andare lontano, in mezzo alla natura, e da lì volgere indietro lo sguardo, verso casa. La donna si perde nei propri pensieri, le mani sono immobilizzate dai lacci. Dimena le gambe e fissa gli occhi nel futuro incerto del suo bambino: cosa diventerà mai? Una giovane aquila che rode un'utilitaria? Si farà battere dietro casa sua nello slalom, nello sport fatto per divertimento e per abituare la gente alle difficoltà tortuose della vita? Tutto ciò che l'uomo e il bambino desiderano è in qualche modo pericoloso. La madre tenta di tirarsi addosso una coperta con i denti, per coprirsi i capezzoli che fino a poco prima il padre mordeva voracemente con forza. Le immagini sullo schermo vengono cullate finché non si assopiscono. Il bambino è entrato nella stanza per chiedere una motoslitta, ma in questo paese la vendita di un giocattolo del genere è vietata per legge. Il cliente ha delle precise esigenze e il corpo della donna deve conformarsi in tutto e per tutto alle sue richieste.
Il direttore deve essere libero di telefonare a casa in qualsiasi momento, anche nelle ore d'ufficio, per verificare se ogni pensiero è rivolto a lui. E' inevitabile come la morte. Pretende che la moglie sia sempre lì pronta a strapparsi il cuore dal petto, a posarlo sulla lingua come un'ostia e a tenere pronto per il suo signore anche il resto del corpo. Così tira le briglie e la esamina, la scruta con la lente ben fissata al suo occhio. Vede tutto, ha diritto di vedere tutto, dal momento che il suo cazzo fiorisce con vigore in un'aiuola così spinosa e i baci affiorano alle sue labbra. Prima però, per incoraggiare l'appetito, deve soffermarsi a osservare tutto con grande attenzione. Si mangia, lo sappiamo, anche con gli occhi: non c'è nulla che rimanga nascosto, eccezione fatta per il cielo al timido sguardo dei morti che, ormai prossimi alla fine, avevano tanto sperato di raggiungerlo. Lui, insomma, vuole offrire alla moglie il paradiso terrestre e qualche volta lei gli prepara da mangiare. Si può ben pretendere che tre volte alla settimana la madre sforni il suo famoso dolce di Linz e che l'uomo invece sia autorizzato a venerarne il famoso martire nella sala posteriore della locanda; in questo luogo la gente si compiace della grazia concessale dalla storia: potersi ripetere all'infinito. Intanto lo sguardo rimane fisso al bicchiere, contemplando quel che dovrà aspettarsi prossimamente dal governo.


(Elfriede Jelinek - La voglia, pagg. 37-39. Edizioni Frassinelli)

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