Neurosis - Through silver in blood (1996)

Il 2 aprile 1996 usciva il quinto album dei Neurosis, Through silver in blood. Il primo con Noah Landis alla tastiera, o meglio ai "suoni". Straordinaria chiusura della sorta (?) di trilogia aperta dall'indispensabile Souls at zero (1992) e proseguita con il meno riuscito Enemy of the sun (1993).
Cupo, densissimo, claustrofobico. 70 minuti strabordanti di dissonanze, un lento magma travolgente e pericoloso, arricchito da percussioni per l'epoca inusuali e le urla di Steve Von TillScott Kelly e per l'ultima volta il gutturale (raro) di Dave Edwardson
Through silver in blood e Eye sono novità, macigni lenti e a tratti stravaganti, ma è con la coppia Purify e Locust star che il disco s'impenna. 
Purify, dopo un intro finalmente rilassato seppur sinistro, si articola con un ritmo di tribal-sludge e si chiude con una clamorosa apparizione: la cornamusa. Tutto si dissolve tra le sue note in crescendo.
Locust star non è altrimenti descrivibile se non con una nota sintetica: ridefinire il concetto di "musica estrema". 
La sperimentazione si spinge oltre nella seconda parte del disco: Strength of fates è una litania lancinante, con voce "pulita" o meglio "straziante" di Scott, prima del consueto assalto finale.

Aeon è caratterizzata dal violino nella prima parte e dopo la strofa "core" nel mezzo si chiude con un finalone vorticoso interamente strumentale prima di un'altra dissolvenza stile Purify verso suoni più soavi (c'è anche un violoncello).  
Enclosure in flame è "semplicemente" ancorata su un vischioso accordo di base e su un'alternanza tra acustico/elettrico che per i tempi era un espediente poco utilizzato nell'hardcore. Ma il punto è proprio questo, Through silver in blood recide definitivamente le radici punk degli esordi, l'hardcore o il post-hardcore dei dischi seguenti e affina un nuovo genere che sarebbe stato il punto di riferimento per tutta l'ondata del movimento sludge/post-metal degli anni 2000. 


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