Pill 131

"Dato che mi considerano troppo delicato, - disse Neville, - per andare con loro, perché mi stanco facilmente e mi ammalo, userò quest'ora di solitudine, questa pausa nella conversazione, per costeggiare la casa e riprovare, se ci riesco, fermandomi a metà scala, ciò che ho provato quando da dietro la porta, la notte scorsa, ho sentito parlare dell'uomo che è morto, mentre la cuoca infornava e sfornava i panini. E' stato trovato con la gola tagliata. In cielo, le foglie del melo si fecero fisse; la luna abbagliava; non riuscivo più ad alzare i piedi su per la scala. L'hanno trovato nel fosso. Il sangue gorgogliava nel fosso. Aveva le guance bianche da merluzzo morto. La fissità, la rigidità d'ora in poi la chiamerò "morte tra i meli". C'erano le nuvole grigio chiaro, galleggiavano; e c'era l'albero inesorabile; l'implacabile albero inguainato nella sua corteccia d'argento. L'impulso di vita in me montava a vuoto. Non riuscivo a muovermi. C'era un ostacolo. "Non riesco a superare quest'incomprensibile ostacolo", dissi. Gli altri invece procedettero oltre. Ma tutti, tutti siamo condannati all'albero delle mele, l'albero inesorabile che non riusciamo ad oltrepassare.
Ora la fissità, la rigidità sono sparite; continuerò, a ispezionare la casa com'è nel tardo pomeriggio, al tramonto, quando il sole proietta macchie oleose sul linoleum, e sulla parete una crepa di luce si inginocchia, e sembra che le gambe della sedia siano rotte".


(Virginia WoolfLe onde, pagg. 15-16, Einaudi editore)

Nessun commento: