Pill 130

Mercoledì, 6 settembre 1939

Il nostro primo allarme aereo, alle otto e mezzo questa mattina. Un sussurro, quasi un trillo, che gradualmente si insinua mentre sono ancora a letto. Perciò, vestita e uscita sulla terrazza con L. Cielo sgombro. Tutti i cottage chiusi. Colazione. Cessato allarme. Durante l'intervallo un'incursione su Southwark. Nessuna notizia. Lunedì sono venuti gli Hepworth. Più o meno come un viaggio per mare. Conversazione forzata. Noia. Ogni significato scivola via da tutto. Nemmeno vale la pena di leggere i giornali, la BBC dà le notizie il giorno prima. Vuoto. Inefficienza. Tanto vale che annoti queste cose. Il mio piano è di costringere il cervello a lavorare su Roger. Ma Dio santo, questa è la peggiore fra tutte le esperienze della mia vita. Significa provare soltanto sensazioni fisiche: ci si fa torpidi e freddi. Interruzioni senza fine. Abbiamo messo le tende. Abbiamo portato il carbone ecc. Nel cottage, per le donne e i bambini sfollati dell'8° Battersea. Le gestanti litigano tutte. Alcune sono tornate a casa ieri. Abbiamo portato l'auto a farle mettere la capote, abbiamo incontrato Nessa, ci siamo fatti accompagnare a Charleston per il tè. Sì, è un mondo vuoto e insignificante, adesso. Sono vile? Fisicamente penso di sì. Andare domani a Londra penso che mi spaventi. Ma in caso di emergenza uno secerne abbastanza adrenalina per mantenersi calmo. Però il mio cervello si ferma. Stamattina ho preso in mano l'orologio e poi l'ho appoggiato chissà dove. Perduto. Questo genere di cose mi disturba. Senza dubbio si possono vincere. Ma la mia mente sembra appallottolarsi e non voler più decidere. Per guarire da questo, meglio leggere un solido libro come Tawney. Un esercizio dei muscoli. Gli Hepworth portano i loro libri fino a Brighton. Devo fare una passeggiata? Sì. Su chi non combatte gli posano mosche e moscerini. Questa guerra è cominciata a sangue freddo. Si sente solo che la macchina per uccidere è stata messa in moto.
Finora, hanno affondato l'Athenia. Tutto sembra insensato: un macello pro forma. Come prendere un vaso in una mano, un martello nell'altra. Perché bisogna frantumarlo? Nessuno lo sa. Questa sensazione è diversa da ogni altra finora. E dalla vita normale se n'è andato tutto il sangue. Né teatri né cinema sono permessi. Nessuna lettera, tranne qualche scampolo dall'America. Recensioni respinto dall'Atlantic. Nessun amico scrive o telefona. Sì, un lungo viaggio per mare, con estranei che fanno conversazione e una quantità di piccole noie e accomodamenti, questa mi sembra l'immagine più calzante. Naturalmente la facoltà creativa viene stroncata. Perfetto clima estivo.
Come accade a un invalido che riesce ad alzare gli occhi e bere una tazza di tè, di colpo si può riprendere con sollievo la penna. Risultato di una passeggiata nel caldo, che ha spazzato via il tanfo chiuso e messo in moto il sangue. Questo quaderno servirà ad accumulare appunti, il primo di tali stimolanti. E per la centesima volta ripeto: qualunque idea vale più di qualunque miseria di guerra. E per questo si è nati. E' il solo contributo che si possa offrire: questo lieve tamburellare di idee sarà la mia raffica di pallottole per la causa della libertà. Così dico a me stessa. Rafforzando in questo modo una finzione, un fantasma: ritrovando quel senso di qualcosa che preme dall'esterno, che consolida la nebbia, l'inesistente.


(Virginia Woolf - Diario di una scrittrice, pagg 398-400. Minimum fax editore)

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