Pill 128

e tutto in me adesso era di nuovo contrario all'idea di andarmene via, all'improvviso sentivo di nuovo che volevo restare, anch'io nelle prossime notti non potrò dormire e terrò la luce accesa nella soffitta di Holler, perché nella soffitta di Holler non riesco certo a resistere al buio completo, pensavo. E dubitavo che Roithamer fosse mai riuscito a dormire nella soffitta di Holler, perché anche Roithamer era uno di quelli che non riescono a dormire, che non riescono a rilassarsi mai e con niente, che contro tutte le tecniche di rilassamento così discusse e propagandate oggi è stato condannato, come me, all'insonnia a vita. Già da bambino Roithamer, come mi aveva detto spesso, non riusciva a dormire, si addormentava la sera e si svegliava al mattino, ma definire sonno quello che c'era tra questo suo addormentarsi e il suo svegliarsi sarebbe stata una bugia. Caratteri, esseri costruiti come Roithamer (e come me) e in realtà sempre indifesi, comunque sia sono incapaci di dormire, si addormentano e si svegliano per tutta la vita, ma non dormono mai. Hanno sempre qualcosa in testa e nei loro nervi che non li lascia dormire. Per tutta la vita cercano di trovare un rimedio a questa condizione intollerabile e non lo trovano, perché non esiste rimedio contro questa malattia, che in realtà non è altro se non una malattia mentale. Tutte queste persone con questo tipo d'insonnia nascono con questa malattia mentale, hanno questa malattia mentale già da bambini e possono essere della specie di Roithamer o della specie di Holler, ma sono inguaribili. Le notti, così Roithamer, sono sempre il momento più terribile. Di notte tutto è mostruoso, per quanto un fatto sia insignificante, di notte è mostruoso, il fatto più insignificante, più innocente, di notte è mostruoso e non lascia dormire una persona come me, o com'era Roithamer o come Holler. E se si continua a pensare di non poter dormire, in nessun caso, questo stato peggiora. Seduto nella vecchia poltrona accanto alla porta, pensavo, con quale interesse e nello stesso tempo con quale disinteresse siamo poi andati per la nostra strada, lui che veniva da lassù, da Altensam, io da laggiù, da Stocket, e Holler, il cui padre era già stato imbalsamatore per lo zoo nella vecchia casa degli Holler poi venduta da Holler e demolita dal suo successivo proprietario. Da punti di partenza diversi, da posizioni diverse verso un unico punto, l'unico che si deve accettare, verso la morte. Adesso Roithamer era morto, con la sua idea aveva portato alla morte sua sorella per prima, e io vivevo, Holler viveva, e come viveva lui e come vivevo io. Ma è già chiaro che anch'io adesso mi avvierò alla morte molto rapidamente, anche se io, a differenza di Roithamer, non tendo perennemente al suicidio, forse, essendo più idoneo alla vita di lui, trovo sempre una via d'uscita, mentre Roithamer non aveva più trovato una via d'uscita, ma un giorno anch'io non troverò più una via d'uscita, ognuno di noi un certo giorno, in un certo momento, che è quello decisivo, è destinato a non trovare più una via d'uscita, la struttura dell'uomo è fatta così. Riflettendoci, la durata della vita è lunghissima e nello stesso tempo brevissima, perché bisogna pensarla e sentirla fino in fondo in un attimo, sempre nell'attimo in cui si pensa un simile (audace) pensiero. Sempre l'impossibile, e con il possibile ridotto al minimo esistenziale, il singolo vive sempre nell'insoddisfazione più profonda. Ma riesce sempre a ricrearsi una condizione per vivere, probabilmente perché in effetti ama la vita così com'è. Pretendiamo sempre qualcosa di diverso da quello che possiamo avere, che abbiamo, che è adeguato a noi, e per questo siamo infelici. Quando siamo felici, se siamo della specie di Roithamer eccetera distruggiamo subito con il pensiero questo stato di felicità e ricadiamo immediatamente nell'infelicità.


(Thomas BernhardCorrezione, pagg. 117-118-119, Einaudi editore)

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