Pill 126

questo tormento dura tutta la vita, ma la causa non si riesce a scoprirla, non la si scoprirà mai, sempre soltanto un surrogato della causa, praticando la cosiddetta ricerca scientifica delle cause ancora piuttosto male adoperata perché mal conosciuta, si scoprono solo e soltanto i surrogati delle cause e ci si accontenta sempre dei surrogati delle cause, il mondo intero - così come crediamo che sia o semplicemente come ogni giorno crediamo di saperlo riconoscere - noi lo spieghiamo (a noi stessi) senza servirci d'altro che di surrogati delle cause, attraverso lo studio di questi surrogati. Nel tentativo di tenere a bada questa duplice finzione si potrebbero sprecare decine d'anni e si finirebbe solo coll'invecchiare e nient'altro, col rovinarsi e nient'altro. Se per esempio - avrebbe detto Konrad a Fro - si pronuncia una frase, una frase qualsiasi e questa frase, tanto per fare un esempio importante, è di uno dei nostri cosiddetti grandi o grandissimi scrittori, non si fa che imbrattare questa frase, solo perché non si ha l'autocontrollo sufficiente per non pronunciare la frase, per non dire assolutamente nulla, la si imbratta, così ovunque si vada e ovunque ci si guardi attorno, s'incontrano soltanto imbrattatori, una società di imbrattatori composta ormai da milioni e più esattamente da miliardi di imbrattatori tutti all'opera, una cosa che sconvolge chi si lascia sconvolgere, ma l'uomo non si lascia assolutamente più sconvolgere, è proprio questa la caratteristica dell'uomo d'oggi di non lasciarsi assolutamente più sconvolgere da nulla. L'uomo invece di lasciarsi sconvolgere è diventato ipocrita, la cosa più sconvolgente è l'ipocrisia, i grandi sconvolgitori dell'animo umano, per esempio, non sono altro che ipocriti ancor più grandi. E dato che ormai abbiamo a che fare soltanto con imbrattatori, anche il mondo è un mondo in tutto e per tutto imbrattato. Ciò che è volgare resterà volgare e così via. Non si osa nulla, si è troppo vili e così via. Nulla e nessuno è coerente, ne deriva la possibilità d'infliggere le ferite più mortali e così via. L'animale diffida sin dall'inizio, in questo modo si distingue dall'uomo e così via.

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Nulla è più deprimente del non riuscire (per aver continuato a rimandare l'attuazione di una cosa come il suo saggio che in fondo, come idea, esisteva già compiuta e quindi impeccabile nella sua mente) a realizzare un'opera di scienza e di fantasia già perfetta nel suo cervello, nonostante il coraggio e una determinazione senza pari e infine nemmeno con tutta la sua audacia intellettuale, mettendola su carta in forma definitiva anche a beneficio del prossimo dei dotti e della posterità. La spietatezza anche, e soprattutto, verso se stesso per quanto riguardava il saggio, durante quei decenni che da un lato - a sentir lui - gli eran parsi tanto lunghi da avvilirlo e dall'altro spaventosamente brevi, non gli era certo mancata, gli mancava invece la qualità essenziale: non aver paura di realizzare, di portare a compimento un'opera, non aver semplicemente paura di afferrare la propria testa, con gesto fulmineo e spietato, e ribaltarla, rovesciandone il saggio sulla carta.

(Thomas Bernhard - La fornace, pagg. 135-136; 211-212. Einaudi editore)

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