45 anni (di Andrew Haigh, 2015)

Nota: presenti anticipazioni sullo sviluppo della trama del film.


La scoperta del corpo è un fatto che non ha conseguenze manifeste nella vita sociale. Il film segue un percorso doppio che si profila sulla base di tale evento. Da un lato ti lascia intendere che sabato avverrà una celebrazione festosa e descrive la ripetitività di ogni giorno, dall'altro scava ricordi rimossi, troppo dolorosi, minimizzati ma non sempre raccontati nella loro interezza. Lascia supporre che in fondo sia tutto rimarginabile, e quando ti convince affonda ulteriormente il colpo secondo un meccanismo da thriller psicologico. Lo spettatore come un analista conosce dunque una verità progressiva fino al colpo di scena che avviene in un silenzio assordante rotto solo dal ripetersi dei cambi di diapositiva di un proiettore. A questo punto le solite frasi banali che utilizziamo tutti almeno una volta nella vita come "ricominciamo", ulteriore divario tra parola e vissuto inespresso, come se la parola da sola fosse sufficiente a darci la scossa per riconoscere di nuovo la persona che abbiamo accanto e a ricordarci chi siamo. Non vogliamo sentire un'eco più vasta e imponente che si staglia dall'interno e che talvolta esonda rispetto alla nostra capacità di comprensione perché biologicamente, biochimicamente diversa, incomprensibile e incompatibile.
Tutto è apparentemente intatto, nuovamente, si ripete ancora una volta la canzone che unì 45 anni prima. E' l'ennesimo tranello di un "piccolo" film abile e geniale che rivela che c'è un senso più forte e primitivo dell'amore per un'altra persona, ed è la maternità; ed una mancata maternità rapportata ad un doppio fatalmente tragico è una risonanza troppo, troppo forte da poter sopprimere.
La Rampling è straordinaria nel descrivere sul proprio volto tanto un sorriso di circostanza quanto un agghiacciante, inconsolabile e solitario dolore che affranca perentoriamente lo spettatore – testimone del percorso interiore della protagonista – dal resto degli esseri umani che affollano quella sala dove di tutto ciò che avviene solo una persona comprende l'essenza tragica, intima e autentica.

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