Pill 120

La nostra esistenza, non c'è dubbio in proposito, è stata determinata da questo paesaggio e dall'atmosfera tirolese, che causano la flogosi, la disgregazione dei sistemi nervosi, dei sistemi cerebrali più delicati... Continuando ininterrottamente a sentirci, spaventati di noi stessi, eravamo i prodotti della letale inalazione dell'ossigeno tirolese... uccisi lentamente dal confluire di corpi avversi alla Creazione... Siamo stati insistentemente, costantemente tratti in inganno, senza conoscere gli organi dei corpi della fredda natura... Ci guidavano soltanto influenze climatiche, mutamenti climatici, aumenti di temperatura, diminuzioni di temperatura... Vittime di costanti incisioni, eccitazioni, irritabilità, di una malsana termologia millenaria, della più instabile colonnina di mercurio d'Europa.
Figli della roccia e delle gole, della pornografia della natura, siamo sempre vissuti soltanto nella chimica delle Alpi tirolesi, piena di presagi, ossessionata dalle profezie, ciascuno di noi come un rabdomante del malaugurio, come un igrometro, come una cartina al tornasole della salvezza, fra Hafelekar e Patscherkofel...
...sin da bambini vivevamo già nel terrore costante delle apoplessie, nell'orribile angoscia dei terremoti, nella paura che crollassero le case, nella paura della rabbia, nel timore costante di venire assassinati o schiacciati da un'automobile... Solo perché protetti dall'oblio della natura, grandissimo nella nostra infanzia, osavamo avventurarci sotto gli alberi, sotto i balconi e le sporgenze dei tetti... Non andavamo mai con gli altri, come loro, in montagna, sulle pareti di roccia, su vette e ghiacciai... per paura di precipitare, di congelare.
Ogni partenza da noi stessi, dalla casa dei nostri genitori, ci era possibile solo soffrendo... per paura delle ferite... La verità è che noi, per tutta la vita, abbiamo sempre soltanto avuto paura, i nostri genitori avevano sviluppato in noi una paura smisurata... questa paura, col passar del tempo, con la malattia mortale della mamma, con la malattia mortale di Walter, aveva scavato sempre più a fondo dentro di noi e poi s'era estesa a regioni sempre nuove – soprattutto nel caso di Walter, ma anche in me, nella mia esistenza derivata dalla sua – delle nostre nature corporee, alle nostre nature psichiche, alle nostre nature spirituali così diverse... ben presto, col tempo, avevamo paura di aprire i nostri libri, i nostri scritti e le lettere, di addentrarci nelle cupe e soffocanti chiese delle filosofie, paura delle spaventose dinalogie delle cattedrali... paura dei trabocchetti nei corridoi della filosofia, nei mulini e nelle segherie della scienza... Sin da bambini, aprire porte e finestre ci causava vertigini, mal di capo e svenimenti... più tardi questo ci capitava nel voltare pagina di un libro... in Walter, con quanto maggiore tormento... Sin dai nostri primi pensieri, abbiamo sempre vissuto in una endogamia spirituale da villaggio d'alta montagna inculcataci dai nostri genitori; sugli altari, che loro innalzavano dappertutto, abbiamo sacrificato le nostre qualità migliori... ma anche i nostri genitori erano i prodotti della terribile ossidazione tirolese, spaurite viscere della valle superiore dell'Inn, una valle che nel corso di milioni di anni pareva come sorta per loro (per noi), gli incoscienti, i patiti della morte... Anche a loro è toccato passar la vita a sfogliare quel nostro codice penale che è il Tirolo... questo aveva loro tolto la possibilità di studiare a fondo – con la virtù di chi, come lo scienziato, non è nato per una malattia mortale – quella superficie di terra tirolese che continuamente li raggelava o li bruciava, che era la loro terra natia... la bellezza del Tirolo era stata impossibile anche per loro... noi ci abbiamo vissuto solo per soffocarvi, per liberarci in essa della nostra vita... se avessimo dei discendenti, anche loro, perché nati da noi, vi soffocherebbero... Siamo stati, già molto presto, respinti da tutto, in cerca di riparo, tutta la vita sempre solo rinchiusi nel nostro ilozoismo; e questo – com'è naturale – ha logicamente oscurato e ottenebrato, nella maniera più disastrosa durante i nostri anni di studio, i nostri rapporti col mondo esterno; per me li ha ottenebrati sino a oggi... Noi, Walter e io, eravamo sempre stati ingannati; da una composizione desolata dell'aria, da un mortifero galvanismo patriarcale, ostile agli uomini per via delle perfide altezze e degli abissi della sua natura architettonica... Quanti talenti avremmo potuto sviluppare in noi sino a un'incredibile eccellenza, se non fossimo nati e cresciuti in Tirolo.


(Thomas Bernhard - Amras, pagg. 75-77, Einaudi editore)

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