At the gates - Slaughter of the soul (1995)

Non ho mai amato gli At the gates. Certo, mi sono piaciuti e li ho ascoltati, ma non con quella passionalità che notavo in altri. Può darsi che la mia percezione sia stata ostacolata dall'aver "scoperto" prima In Flames e Dark Tranquillity, pur essendo gli At the gates precedenti ai loro rispettivi esordi.
Ascolto ancora volentieri With fear I kiss the burning darkness.
Slaughter of the soul, uscito quasi esattamente vent'anni fa (14 novembre 1995), è stato sempre troppo "semplice" e "passeggero" per i miei gusti. Avevo bisogno di meditare a lungo su un brano e non di killer-riffs. Per non parlare di una certa avversione che ho provato fin dall'inizio nei confronti di quei suoni così pompati e trendy.

Sospettiamo, supponiamo, decretiamo la sorte di un album, ma spesso ci affidiamo alla ragione che poco ha a che fare con l'essenza di ciò che resta impresso nei nostri recessi più profondi.
Circa dieci anni fa, proprio quando gli ascolti di questo disco si erano affievoliti fino allo spegnimento, accadde un fatto curioso. Mi trovavo nella mia città natale, immerso da oltre tre quarti d'ora in un discorso altrui che verteva sul nulla: il business che sarebbe derivato dall'acquisto di un borgo medievale con annessa cappella privata in Toscana, con lo scopo di riaffittarlo successivamente ai turisti. Ero in silenzio, costernato, quando l'argomento si esaurì improvvisamente per mancanza di ulteriori dettagli che arricchissero la povertà della fantasia, quando si fece cenno alla mancia nei locali da intendere non come spreco di soldi, bensì come investimento per elevarsi ad un target superiore.
Mi sono sempre alienato quando la situazione mi era estranea ma solitamente finivo per sentirmi colpevolmente a disagio, al punto da interrogarmi sul perché mi trovassi proprio .
In quel caso ho pensato a Under a serpent sun. Ho cercato di ricordare come suonava il primo riff dopo l'intro di piatti per poi passare a quello successivo che precedeva di nuovo riff d'apertura e quello ancora seguente, ovvero la strofa finalmente cantata. E ho riascoltato più e più volte questo passaggio.
Under a serpent sun o Blinded by fear (che da allora ho ascoltato spesso) mi fanno pensare alle trecce di Tompa Lindberg, ai gemelli Bjorler e Adrian Erlandsson magri, e questa visione è corrispondente ai miei anni '90.
Tutto ciò che in quel momento desideravo era riacciuffare la mia innocenza.

Come tanti, ho scoperto molto presto che per ascoltare musica non serve necessariamente l'udito. Beethoven con la sua nona sinfonia mi ha ricordato tutto questo recentemente. Spesso ho una musica in mente e la dispiego a mio piacimento per evadere dalle situazioni più imbarazzanti. E' un potere così forte e rassicurante.

Blinded by fear

We are blind to the
World within us,
Waiting to be born


I cast aside my chains
Fall from reality
Purgatory unleashed
Now burn the face of the earth
Purgatory unleashed
Now burn the face of the earth

[Chorus:]
The face of all your fears
All your fears unleashed
The face of all your fears

Born of the demon sky
Twisting reality
Sweet nauseating pain
Is death the only release?
Nauseating pain
Is death the only release?

[Chorus]

The face of all your fears

I cast aside my chains
Fall from reality
Suicidal disease
The face of all your fears
Now covered with sores
Humanity exiled
Purgatory unleashed
Now burn the face of the earth
Purgatory unleashed
Now burn the face of the earth

[Chorus]


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