Pill 110

EMILIA: Come va ora? Ha l'aria più tranquilla.
DESDEMONA: Dice che tornerà subito. Mi ha ordinato d'andare a letto, e di metterti in libertà.
EMILIA: In libertà?
DESDEMONA: Questo è l'ordine. Cara Emilia, dammi la veste da camera e addio. Non dobbiamo contrariarlo.
EMILIA: Vorrei che non lo aveste mai incontrato.
DESDEMONA: Non io. Lo amo a tal punto che perfino la sua crudeltà, i suoi scatti, i suoi malumori - ti prego, slacciami – li giustifico e apprezzo.
EMILIA: Ho rifatto il letto con i lenzuoli che mi avete detto.
DESDEMONA: Oh non importava... Che idee ci vengono, a volte, Emilia. Se dovessi morire prima di te, ti prego, avvolgimi in uno di quei lenzuoli.
EMILIA: Via, via. Che discorsi.
DESDEMONA: Mia madre aveva una fantesca di nome Barbara. Era innamorata pazza. Ma l'uomo ch'ella amava cambiò idea, e la piantò.
Ella cantava una canzone: la canzone del salice. Una vecchia aria che però esprimeva bene il suo stato d'animo. E morì cantandola. Stanotte quella canzone non vuole uscirmi di mente. Debbo sforzarmi, o mi metterei con il capo piegato da una parte, a cantarla come la povera Barbara. Sbrighiamoci per piacere.
EMILIA: Vado a prendervi la camicia da notte.
DESDEMONA: No. Slacciami qui. Quel Lodovico è molto simpatico.
EMILIA: Un bell'uomo.
DESDEMONA: Parla bene.
EMILIA: Conosco a Venezia una donna che andrebbe a piedi scalzi fino in Palestina, soltanto per essere sfiorata da un suo bacio.
DESDEMONA (cantando):
La cara anima stava desolata.
Tutti, cantate tutti un verde salice.
Stava lì con la testa ripiegata.
Cantate salice, salice, salice.
I ruscelletti le correano accanto,
E parea ripetessero il suo pianto.
(Porgendo ad Emilia qualche indumento) Riponi questa roba. (Riprende a cantare) Cantate salice, salice, salice.
(A Emilia) Presto, ti prego, che fra poco egli è qui. (Riprende a cantare) Le lacrime struggevano le pietre... (Parlando) No, questo verso non sta qui. Ma chi bussa?
EMILIA: E' il vento.
DESDEMONA (riprende a cantare):
Anche il dolor m'è caro ch'ei mi manda.
E salice sarà la mia ghirlanda...
Cantate salice, salice, salice...
(Ad Emilia) Vai, vai, e buon riposo. Ml bruciano gli occhi. Forse è segno che il pianto è vicino.
EMILIA: Ma no. Non significa nulla.
DESDEMONA: L'ho sentito dire... Ah, questi uomini! questi uomini! In coscienza, Emilia, tu credi davvero che ci siano donne che tradiscono i mariti in maniera così sconcia?
EMILIA: Ce ne sono. Ce ne sono. Non c'è dubbio.
DESDEMONA: E tu lo faresti, per tutti i beni del mondo?
EMILIA: Voi non lo fareste?
DESDEMONA: No. Per questa luce di cielo.
EMILIA: Neppure io a questa luce di cielo. Al buio sarebbe meglio.
DESDEMONA: Vuoi dire che per tutti i beni del mondo faresti una cosa simile?
EMILIA: Il mondo è una grossa posta. E' un gran prezzo per un piccolo peccato.
DESDEMONA: Sono sicura che non lo faresti.
EMILIA: E io dico che lo farei. E una volta fatto, lo saprei disfare.
Non lo farei mica per un anello, per qualche metro di batista, o vestiti, gonne, cappelli o altre cose meschine. Ma per tutto il mondo! Che diamine! Chi non metterebbe le corna al marito, per poi farlo diventare re? Io ci rischierei il purgatorio.
DESDEMONA: Ch'io sia maledetta se commettessi una colpa simile, fosse per tutti i beni del mondo.
EMILIA: Perché? La colpa non è altro che una colpa nel mondo. E se aveste tutto il mondo in compenso, la colpa sarebbe dentro un mondo che è vostro, e potreste facilmente aggiustarla.
DESDEMONA: No. Non credo che ci siano donne simili.
EMILIA: A dozzine. Ce ne sono tante quante può contenerne il mondo per amore del quale hanno tradito. La colpa però è dei mariti, se le mogli tradiscono. Sono loro che trascurano i loro doveri, e vanno a versare altrove i nostri tesori. O hanno eccessi di gelosia dispettosa, e ci mettono il freno, o addirittura ci picchiano, e ci puniscono tenendoci a stecchetto. Così anche a noi donne bolle il sangue. E anche se abbiamo molti meriti, abbiamo l'istinto della vendetta. I mariti debbono sapere che le mogli hanno i sensi, né più né meno come loro. Vedono, sentono, odorano, hanno un palato che riconosce il dolce dall'amaro.
Perché allora ci voltano le spalle per altre donne? Per divertimento? Forse sì. E' per la forza delle passioni? Forse sì. O trascinati dalle passioni? Forse sì. Ma anche noi abbiamo desideri, passioni e debolezze. Che diamine! Ci trattino bene, dunque. Altrimenti i peccati che noi commetteremo, saranno i loro stessi peccati ad averceli insegnati.
DESDEMONA: Buona notte, buonanotte. Che il cielo m'insegni a non servirmi del male per farne dell'altro, ma di trarne forza per emendarmi.


(William Shakespeare, Otello – il Moro di Venezia, pagg. 79-82, Tascabili Economici Newton)

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