Decoryah - Wisdom floats (1994)

I finlandesi Decoryah risultano oggi ai più un gruppo sconosciuto, eppure rappresentano uno dei numerosi esempi di band promettenti che negli anni '90 hanno contribuito a rendere il metal un po' meno noioso e stantìo. In pochi sanno infatti che sono stati tra i primi ad introdurre sonorità pinkfloydiane nel metal, contemporaneamente ad altri nomi noti come In the woods..., Anathema e Tiamat. La loro discografia abbraccia un arco di pochissimi anni a cavallo della metà dei '90 e malgrado un incredibile contratto stipulato con l'etichetta californiana Metal Blade, che prevedeva la realizzazione di ben 7 dischi, non fecero in tempo a realizzare un totale di due album e un EP prima di sciogliersi. Tutti i componenti tornarono nell'anonimato eccetto il tastierista, che ha continuato a suonare musica in generi diversi.
La loro storia, dopo due demo, partì ufficialmente nel 1994 con la pubblicazione di Wisdom floats, album d'esordio per la Witchhunt records (Sadness, Paramaecium...). La piccola etichetta svizzera era specializzata essenzialmente nel doom metal (pubblicò anche un 7'' degli allora sconosciuti Anathema) e fiutò una promessa nel gruppo finlandese. Il successo avvenne nel 1995 con la ristampa del disco per la Metal Blade. La critica lo accolse molto bene, ad esempio in Italia la rivista metal shock ne fece una recensione euforica attribuendo il massimo dei voti (che all'epoca erano cinque punti esclamativi); scelta che potrebbe apparire esagerata a giudicare dai vistosi difetti della produzione del disco, ma che esaltava la peculiarità della proposta.
Sono in possesso della prima edizione di Wisdom floats (la ristampa ha una copertina diversa) e malgrado una registrazione pessima ho amato questo album fin dall'inizio. A colpirmi sono stati soprattutto tastiere e chitarre soliste, ispiratissime, in grado di creare atmosfere sognanti, eteree e malinconiche. Rispetto agli altri gruppi citati, che inserirono contemporaneamente ai Decoryah questo tipo di mood pinkfloydiano nel metal, i quattro finlandesi erano meno pesanti, meno "metal" nonostante anch'essi derivassero fondamentalmente dal doom. Questo esordio potrebbe essere definito doom/ambient (qui di gothic non ve n'è traccia) anche per l'utilizzo indovinatissimo di una bella voce femminile, ma ad emergere come detto non è tanto la cornice di riferimento quanto gli spunti melodici a-la Gilmour e un tappeto di tastiera che gioca un ruolo fondamentale (un altro riferimento importante sembrano i Dead can dance), che va ben al di là di mero orpello sinfonico della band, fungendo piuttosto da perno delle composizioni e connotando la psichedelia che permea l'intero disco.
Si prenda ad esempio il lavoro esemplare che è la base su cui si esalta Monolithos, dal corposo riffing doom nella parte centrale prima di un meraviglioso e insistito passaggio di chitarra solista che apre al finale in cui spicca una meravigliosa voce femminile. E' decisamente il brano che rappresenta meglio tutti i tratti peculiari del gruppo. Sono struggenti anche Reaching melancoliah, Ebonies e Infinity awaits (alla qualità e varietà del disco contribuiscono anche le chitarre acustiche come in questo brano conclusivo), oltre alla title-track che si chiude con il primo dei numerosi momenti di chitarra solista in un crescendo trascinante.
Non mancano tuttavia i difetti: la registrazione come detto è scadente, e in certi punti c'è addirittura un fastidioso riverbero che condiziona l'ascolto. Non è un dettaglio da poco, ovviamente, ma un limite rispetto al quale non riesco mai a soprassedere sono piuttosto le voci maschili, spesso improponibili (e sul disco successivo spesso sono anche peggiori). Probabilmente senza queste due enormi carenze qualitative i Decoryah avrebbero ottenuto un riscontro ben diverso.

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