Cathedral - Forest of equilibrium (1991)


Si respira già aria di Black Sabbath nell'esordio dei Cathedral, che fin dal primissimo demo del 1989 (In memorium, ristampato molti anni più tardi come In memoriam) avevano le idee chiare sulle proprie radici musicali. Basterebbe leggere l'elenco delle influenze riportate sul booklet per rendersi conto che specialmente i primi nomi come Saint Vitus, Pentagram, (The) Obsessed oltre ai citati padri Black Sabbath in un modo o nell'altro c'entrano tutti qualcosa con la musica della band di Coventry. Eppure Forest of equilibrium più di ogni altro capitolo successivo della loro discografia ha un profilo ben distinto. Oltre ai riff notevoli, spesso Iommi-dipendenti, i Cathedral su questo esordio riescono a evocare un'atmosfera plumbea e funerea di rara intensità. C'è qualche accenno stoner ma fa da padrona una lentezza a volte esasperante che anticipa certe sonorità funeral all'epoca impensabili nel genere. Ben poca traccia invece delle divagazioni epiche di Candlemass e affini. A solcare ulteriormente le distanze con la scena doom di quel tempo ci pensa Lee Dorrian, che con un timbro inimitabile e indescrivibile offre una novità vocale straordinaria. Pensare che fino ad appena un paio di anni prima spremeva l'ugola in tutt'altro modo nei Napalm Death. La sua presa di posizione, dal grind al doom, resta uno dei cambiamenti più drastici mai ascoltati.

E' pur vero che i Black Sabbath hanno lasciato la loro impronta su qualsiasi disco doom nei vari decenni, ma questo esordio dei Cathedral funge da filtro per molti gruppi che avevano un background diverso. Basti pensare al banalissimo riff a 2:14 di Commiserating the celebration o alla perfezione stilistica di Ebony tears. Molto influente anche la splendida Serpent eve, un altro "classico" che secondo me oltre a rappresentare al meglio le qualità di Dorrian sfrutta abilmente anche la tastiera, uno strumento che caratterizza maggiormente la seconda parte del disco, più sperimentale e per certi versi ancor più personale rispetto alla prima.

Soul Sacrifice, il brano più breve e veloce, mostra come i Cathedral avessero metabolizzato la lezione dei Trouble quasi in contemporanea con i Paradise Lost, con una certa differenza, sottile ma sostanziale. A funeral request inizia come Ebony tears e la richiama anche successivamente, fino a movimentarsi in un crescendo stoner e a concludersi con un riff delizioso. L'impressione errata di ripetitività viene avvertita anche all'inizio di Equilibrium, smentita nella seconda parte che si apre ad un finale sognante. Reaching happiness, touching pain si riallaccia all'intro per l'utilizzo del flauto ma è un brano particolarissimo, senza dubbio il più ambizioso. Nel finale la tastiera contribuisce a raggiungere il momento di maggior estasi dell'intero disco.


Pill 94


Musée des Beaux Arts

Sul dolore la sapevano lunga,
gli Antichi Maestri: quanto ne capivano bene
la posizione umana; come avvenga
mentre qualcun altro mangia o apre una finestra o se ne va a
zonzo spensierato;
come, quando gli anziani aspettano riverenti, con fervore,
la miracolosa nascita, debba sempre esserci
qualche bambino che non l'avrebbe voluta e pattina
su un laghetto alle soglie del bosco:
non dimenticavano mai
che anche l'orrendo martirio deve compiere il suo corso
comunque in un angolo, in un sudicio luogo
dove i cani fanno la loro vita da cani e il cavallo del torturatore
si gratta l'innocente didietro contro un albero.

Nell'Icaro di Bruegel, per esempio: come ogni cosa ignora
serena il disastro! L'aratore può
aver udito il tonfo, il grido desolato,
ma per lui non era una perdita grave; il sole splendeva
come doveva sulle bianche gambe inghiottite dalle verdi
acque; e la ricca ed elegante nave che doveva aver visto
una cosa incredibile, un ragazzo cadere dal cielo,
aveva una meta e via passava placida.

(Wystan Hugh Auden - Un altro tempo, pag 75, Adelphi editore)