Mörk Gryning - Maelstrom chaos (2001)


Nel novembre del 2000 i Mörk Gryning sono tra i primi gruppi svedesi a varcare la soglia degli storici Grieghallen di Bergen, in Norvegia. Li attende una garanzia come Pytten (Eirik Hundvin), ed effettivamente per la prima volta riescono a effettuare un deciso salto di qualità sul piano della produzione di un loro disco. Il precedente Return fire (1997) non aveva mantenuto le promesse: il duo di Stoccolma pur sprigionando un potenziale molto valido non aveva aggiunto molto a quanto già espresso nel disco di debutto. Ma le storie procedono di pari passo con la crescita di chi le scrive, e dopo una lunga pausa intervallata dal contributo ad una compilation di cover dei Venom, i due polistrumentisti Jonas Berndt e Peter Nagy-Eklöf danno alla luce il disco della loro maturità artistica. Si tratta di qualcosa fuori dal comune e lo si intuisce fin dalle prime note di A perception of the ancient. L'atmosfera appare magica e surreale. Complici i Grieghallen, il disco si arricchisce di alcuni arrangiamenti che appartengono persino alla musica classica (viene appositamente reclutata una violinista). Ai vulcanici riff black metal, ancora più ispirati e tecnici rispetto ai primi due album, si accompagnano dei momenti "di stacco" a volte strabilianti, come nel caso del primo assolo di Templars (chilometrico, magnifico) o nell'estratto del Lacrimosa del Requiem di Mozart in The Menace. Si potrebbe pensare ad una pacchianata in stile Therion, invece il contrasto tra sacro e blasfemo funziona. Prezioso il contributo di Mattias Eklund alla chitarra e alle tastiere, ma soprattutto sul piano compositivo perché proprio The menace, l'unico brano realizzato da questi, è uno dei migliori del disco.
My friends e The darkness within costituiscono altre novità interessanti ma meno riuscite, il primo per via dei riff molto più cadenzati rispetto alla media, e il secondo per il ricorso a voci pulite e ad un ritmo più simile al death metal melodico. Il trio di brani che chiude il disco torna a mostrare il meglio del gruppo: Bloodspring mirage è un gioiello strumentale di chitarra acustica e tastiere (dal sapore molto nordico), Forever unhallowed preponderance riprende la tecnica, la melodia e la complessità dei primi brani, Dödens skald è una prodezza sperimentale contraddistinta da cori epici (nel senso giusto) nel ritornello. L' "epica" narrativa riflessa nella musica ha da sempre caratterizzato l'impronta del gruppo, e qui pur avendo meno spazio che in Return fire resta a mio avviso sempre presente nel tessuto dell'intero album. L'attenzione sui Mörk Gryning all'epoca dell'uscita di questo terzo album è diminuita e a ciò si aggiunge un'etichetta discografica che nasce e rimane sempre di nicchia. Non pochi tuttavia si sono accorti del valore di Maelstrom Chaos, tanto che il gruppo riesce ad entrare nel bill del Wacken del 2002 e a partecipare a qualche altro festival in giro per l'Europa (specie in Austria). Jonas Berndt partecipa ad una trasmissione sul satanismo sulla tv pubblica svedese ed è un peccato che il suo progressivo disinteresse nella musica estrema lo abbia portato lontano dal ripetere o addirittura superare quanto di ottimo espresso su Maelstrom Chaos

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