Pill 79

Hammond Humphry, il 29 aprile, a The Manor, High Wickham, Bucks.- Il marito di Celia! Deve essere il marito di Celia.
Morto! Santo cielo! Humphry Hammond morto! Volevo invitarli - mi è passato di mente.
Perché non ci andai quel giorno che me l'avevano chiesto? C'era un concerto in cui suonavano Mozart così li ho offesi.
Lui quasi non aprì bocca la sera che vennero a pranzo.
Sedeva là di fronte nella poltrona gialla: disse che 'i mobili' erano la sua passione.
Che intendeva dire? Perché non dissi niente per fare che si spiegasse? Perché lo lasciai andar via con tutto quello che avrebbe potuto dire non detto? Perché rimase qui a sedere in silenzio, lasciandoci a parlare di autobus nell'ingresso? Come lo vedo distintamente ora e mi immagino che fu la timidezza, o la sensazione di voler intendere qualcosa che non sapeva dire, a impedirgli di continuare quando disse quella cosa circa la 'passione per i mobili.' Non lo saprò mai ora.Ora le guance rosa sono esangui e gli occhi con lo sguardo di risolutezza e di sfida del giovane, sono chiusi, pieni di sfida ancora sotto le palpebre.
Maschio e inesorabilmente rigido giace sopra il suo letto, e io lo vedo il letto bianco e alto; le finestre aperte, gli uccelli che cantano, nessuna concessione alla morte; niente lacrime, niente piena di sentimenti, forse un mazzo di gigli sparsi sul risvolto del lenzuolo - di sua madre o di Celia.
Celia.
Sì... la vedo, poi non più.
C'è un momento che non riesco a immaginare: il momento nella vita degli altri che sempre si lascia fuori; il momento dal quale discende tutto ciò che ce li fa riconoscere; la seguo fino alla porta di lui; la vedo girare la maniglia; poi viene quel momento cieco, e quando la fantasia riapre gli occhi la trovo equipaggiata per il mondo - una vedova; non è forse, nelle prime ore del mattino, velata di bianco dalla testa ai piedi come se la luce si fendesse in due sopra la sua fronte? Il segno esteriore lo vedo; ma il suo significato potrò solo immaginarlo.
Con invidia annoterò i suoi silenzi e le sue severità; la osserverò muoversi in mezzo a noi con il suo segreto inconfessato; la penserò desiderosa che sopraggiunga la notte col suo tragitto solitario; me la figurerò approdare tra noi per svolgere il suo dovere quotidiano, sprezzante e tollerante verso i nostri passatempi.
Nel clamore penserò che lei oda anche altro; il vuoto le riserva i suoi fantasmi.
Per tutto questo le porterò invidia.
Le invidierò la sicurezza - la conoscenza.
Ma il velo bianco, via via che il sole si fa più forte, sbiadisce dalla sua fronte e lei si affaccia alla finestra.
I carri strepitano in fondo alla strada, e gli uomini in piedi eretti per guidarli, fischiettano o cantano o si gridano richiami l'un l'altro.
Ora la vedo più distintamente.
Le è tornato il colore sulle guance; ma lo splendore è spento; il velo che rendeva il suo sguardo gentile e vago le è stato strappato dagli occhi; la vita le rimanda un suono aspro, e lei in piedi accanto alla finestra si contrae e si ritira.
Fin là la seguo; senza invidia più.
Non si ritrae forse dalla mano che le tendo? Siamo tutti ladri; tutti crudeli; tutti gocce della fiumana che le scorre vicino con indifferenza.
Posso staccarmi e protendermi verso di lei, ma solo per essere riassorbita e continuare la mia corsa con la fiumana.
La pietà che m'impone di tenderle la mano perché la morda diviene, o diverrà, un moto di compassione che nella sua generosità le appare sprezzante.
Immediatamente grida alla donna che sbatte i tappeti nella casa accanto, 'Bella giornata!' La donna trasalisce e la guarda, fa un cenno col capo e rientra in fretta.
Lei rimane a fissare i frutti in boccio serpeggianti sul muro rossigno, la testa appoggiata sulla mano.
Le lacrime scivolano giù; ma lei si sfrega gli occhi con le nocche.
Quanti anni ha, ventiquattro? venticinque al massimo.
Non si può offrirle - una passeggiata sulle colline? Battendo gli stivali con vigore sulla strada alta ci avviamo, saltiamo la siepe e attraversato il prato siamo dentro il bosco.
Lei si butta sugli anemoni e li coglie 'per Humphry;' poi si trattiene dicendo che saranno più freschi la sera.
Ci sediamo e guardiamo il triangolo di prato gialloverde attraverso l'arco di rovi che divide gli sterpi in modo così strano.
- A che cosa credi? - chiede all'improvviso succhiando (così mi figuro) lo stelo di un fiore. - A niente... niente, rispondo indotta, contro la mia intenzione, a parlare in modo brusco.
Aggrotta la fronte, getta via il suo fiore e balza in piedi.
Cammina in testa per un metro o due, e poi si gira impetuosamente verso un ramo basso per guardare un nido di tordo nella piega di un albero.
- Cinque uova! - grida.
E di nuovo bruscamente le rispondo - Che bello! Ma è tutta una fantasia.
Non mi trovo nella stanza con lei, né con lei nel bosco.
Sono qui a Londra, in piedi accanto alla finestra, con il "Times" in mano.
Come la morte ha cambiato ogni cosa! - come quando, in un eclissi di sole, i colori spariscono e gli alberi sembrano sottili come carta e lividi mentre l'ombra trascorre.
La brezzolina gelida si fa percettibile e il rombo del traffico giunge come di là da un precipizio.
Poi, un istante dopo, le distanze si colmano, i suoni si confondono; e mentre guardo, gli alberi benché ancora pallidi diventano sentinella e guardiano; il cielo distende per bene il suo tenero sfondo; e tutto è distante quasi fosse innalzato sulla vetta di un monte nell'alba.
La morte ha fatto questo; c'è la morte dietro foglie e case e il fumo che sale tremolando, la morte che li ricompone in qualcosa di immobile nella sua tranquillità prima di assumere una delle molte maschere della vita.
Allo stesso modo, dal treno, ho guardato colline e campi e veduto l'uomo dalla falce alzare lo sguardo dietro la siepe al nostro passaggio; e ho veduto amanti nell'erba alta che mi fissavano senza maschera mentre io li fissavo senza maschera.
Un peso è caduto; un qualche impedimento è stato eliminato; liberamente in quest'aria fine i miei amici sfilano scuri contro l'orizzonte, desiderando tutti bontà soltanto, scansandomi con tenerezza, calandosi dall'orlo del mondo dentro la nave in attesa di condurli nella tempesta o nel sereno.
Il mio occhio non li può seguire.
Ma uno dopo l'altro con baci di addio e risa più dolci di prima mi oltrepassano per fare vela per sempre; diretti in file ordinate al bordo dell'acqua come se quella fosse sempre stata la loro destinazione in vita.
Ora diventano visibili dal precipizio tutti i nostri percorsi, che deviano e divergono per riunirsi qui sotto il solenne sicomoro con il cielo tenero così e le ruote e i gridi che echeggiano ora acuti, ora bassi in armonia.
Quel giovane semplice che conoscevo appena, aveva dunque celato in sé l'immenso potere della morte.
Cessando di essere aveva rimosso i confini e fuse insieme le separate entità- qui nella stanza con le finestre aperte e il canto degli uccelli fuori.
Silenziosamente si era ritirato e mentre la sua voce era niente il suo silenzio è profondo.
Ha steso la sua vita come un mantello perché noi ci passiamo sopra.
Dove ci conduce? Arriviamo al bordo e cerchiamo.
Ma lui è andato oltre; svanisce nel cielo lontano; per noi rimangono il tenero del verde e l'azzurro del cielo; ma trasparente com'è il mondo, lui non vuole averci parte; ci ha voltato le spalle a noi che stiamo raggruppati sull'orlo estremo del limitare; scompare fendendo l'alba.
Non c'è più.
E noi dobbiamo tornare indietro.
Il sicomoro scrolla le foglie agitando scaglie di luce nella profonda pozza d'aria in cui è ritto; il sole dardeggia a perpendicolo tra le foglie fino all'erba; i gerani si accendono rossi nella terra.
Un grido nasce alla mia sinistra, e un altro, improvviso e frammentato, a destra.
Ruote che stridono dissonanti; omnibus che si accumulano in conflitto; l'orologio certifica con dodici distinti colpi che è mezzogiorno.
Devo dunque andarmene? Devo vedere l'orizzonte rinchiudersi, la montagna affondare e ritornare i colori forti, volgari? No, no, Humphry Hammond è morto.
E' morto - le lenzuola bianche, il profumo di fiori - quell'unica ape che ronza per la stanza e di nuovo esce.
Dove va dopo? Ce n'è una sulla campanula; ma non ci trova miele, e allora assaggia la violacciocca gialla, ma in questi vetusti giardini londinesi che speranza c'è di un po' di miele? La terra dev'essere arida come il sale che viene sparso sopra i grossi tubi di ferro delle fognature e alle curve delle gallerie. - Ma Humphry Hammond! Morto! Fatemi leggere il nome di nuovo; fatemi tornare dai miei amici; che non li abbandoni così presto è morto martedì, tre giorni fa, improvvisamente, due giorni di malattia; e poi la fine, la grande operazione della morte.
Finito; la terra forse lo ricopre già; e gli altri hanno modificato un poco il loro corso; anche se alcuni, non sapendo, ancora gli indirizzano le lettere; ma già le buste appaiono obsolete sulla mensola dell'ingresso.
Mi sembra che sia morto da settimane, anni; quando penso a lui non lo vedo quasi, e quella sua frase sulla passione per i mobili non vuole dire proprio niente.
Eppure è morto; il suo atto estremo ora non mi procura quasi alcuna sensazione.
Che orrore! che orrore! essere così insensibili.
C'è la poltrona gialla dove si era seduto, malandata ma ancora solida, sopravviverà a tutti noi; e la mensola con i cristalli e l'argenteria, ma lui è effimero come la luce polverosa che riga la parete e il tappeto.
Allo stesso modo splenderà il sole sui cristalli e l'argenteria il giorno che io morirò.
Il sole riga un milione di anni nel futuro; un largo sentiero giallo; che passa a una distanza infinita da questa casa da questa città; che passa così lontano che nulla rimane se non un mare, che si stende piatto con la sua infinità di increspature sotto il sole.
Humphry Hammond - chi era Humphry Hammond? - un suono curioso, ora frusciante ora liscio come una conchiglia.
Il pazzesco armamentario! La posta! Quei quadratini bianchi con sopra piccoli vermi neri. 'Mio suocero... invitarla a pranzo...' è pazza, a parlare di suo suocero? indossa ancora il velo bianco; il letto è bianco e alto; i gigli - la finestra aperta la donna che batte i tappeti. 'Dell'azienda se ne sta occupando Humphry' Humphry - che è morto? - 'ci trasferiremo credo nella grande casa.' La casa della morte? 'e lei deve venire a trovarci.
Sarò a Londra a comperare gli abiti da lutto.' Oh non mi dite che è vivo! Oh perché mi avete ingannato?

(Virginia Woolf, Tutti i racconti - Simpatia, pagg.168-176. La tartaruga edizioni)