Pill 74

"Nessuno aveva mai avuto un'aria così triste. Amara e scura, giù, a metà strada, nel buio d'un pozzo che porta dalla luce del sole agli abissi più profondi, si formò forse una lacrima; una lacrima cadde; le acque oscillarono, di qua e di là, l'accolsero, e si placarono. Nessuno aveva mai avuto un'aria così triste.
Ma era solo apparenza, la sua? Diceva la gente. Che cosa c'era dietro – dietro la sua bellezza, dietro il suo splendore? S'era davvero fatto saltare le cervella, ci si chiedeva, era davvero morto, la settimana prima che si sposassero, l'altro, il primo amore di cui si mormorava? O non c'era proprio niente? Niente, se non una bellezza senza confronti dietro la quale viveva, impenetrabile ai turbamenti? Perché, anche se, in un momento di intimità, quando le venivano confidate storie di grandi passioni, di amori respinti, di ambizioni frustrate, avrebbe potuto dire come lei pure avesse conosciuto o sentito o vissuto la stessa cosa, non parlava mai. Era sempre silenziosa. Sapeva dunque: sapeva senz'avere appreso. La sua semplicità penetrava a fondo ciò che le persone intelligenti falsavano. La schiettezza della sua mente la faceva andar giù diritta come una pietra: la faceva posare con la precisione d'un uccello, le conferiva, in modo naturale, quella capacità di afferrare al volo la verità, che deliziava, aiutava, sosteneva, forse erroneamente."

(Virginia Woolf, Gita al faro, pag. 47, Newton editore)

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