The Gathering - Always... (1992)


Trovo pertinente definire Always..., splendido debutto discografico dei The Gathering, come una sapiente mescolanza tra death e doom metal, ma ritengo altresì necessario specificare che il disco in questione si distingue dall'allora nascente scena britannica (che si erge sulle fondamenta possenti di Gothic dei Paradise Lost, targato 1991).
Già nei primi due demo (An imaginary symphony del 1990 e Moonlight archer del 1991) il quintetto olandese mostrava di essere alle prese con uno spirito innovativo ancora da affinare.
L'utilizzo brillante e decisivo della tastiera di Frank Boeyen è forse il tratto più caratteristico della proposta, mentre la nota dolente è la voce di Bart Smits, valida ma in linea con gli stereotipi del death metal di quegli anni.
Un album vario, elegante, decadente eppure spesso anche frizzante. Il riffing è vorticoso ma raramente così veloce come nel death metal. Gli spunti melodici sono interessanti e sono presenti inserti di voce femminile in contrasto al cupo approccio del cantante maschile. Peculiarità, quest'ultima, a cui i The Gathering fanno ricorso più volte, ben due anni prima della nascita dei Theatre of tragedy. Si segnala inoltre che In sickness and health Bart Smits si cimenta anche in clean vocals enfatiche e teatrali (in linea con il testo) risultando tuttavia un po' stonato.
Le composizioni, elaborate ma mai pompose, sono caratterizzate dalla ricerca continua dell'atmosfera, del mistero, ma anche di una certa stravaganza sonora – forse il tratto più distintivo dei primi album dei The Gathering.
Non ancora intessuto della psichedelia degli anni '70 che contraddistingue la produzione successiva, Always... riserva già qualche digressione verso altri generi non proprio conformi al metal.
Riascoltando questo disco che mi ha segnato (uno dei miei primi scambi) trovo che esso conservi ancora oggi una freschezza strumentale di difficile decifrazione grazie ad un lavoro sopraffino di Frank Boeyen e a riff di chitarra di ottima fattura.
Sono in possesso di una delle due rare e bizzarre ristampe realizzate dalla Foundation 2000, piccola etichetta discografica che ha lanciato il gruppo: si tratta di una versione del 1994 in cui oltre ad essere remixato il sound (inalterato rispetto al missaggio originale) la copertina presenta colori più scuri.


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