Pill 73

"Con la voce abbassata, attirando la signora Dalloway nel rifugio della comune femminilità, del comune orgoglio che entrambe provavano per le illustri qualità dei loro mariti, e la loro tendenza a lavorare troppo, Lady Bradshaw (povera oca – in fondo non era così male) le sussurrò che proprio mentre stavano per uscire, era stato chiamato al telefono; un caso molto triste. Un giovane uomo (è quello che Sir William sta raccontando al signor Dalloway) si è ucciso. Era stato in guerra. Oh! pensò Clarissa, nel bel mezzo della mia festa, ecco la morte, pensò.
Se ne andò, entrò nel salottino dove il Primo Ministro s'era ritirato poco prima con Lady Bruton. Forse c'era qualcuno. Ma no, non c'era nessuno. Le poltrone serbavano ancora l'impronta del Primo Ministro e di Lady Bruton, lei girata verso di lui con deferenza, lui seduto frontalmente come fanno le autorità. Avevano parlato dell'India. Non c'era nessuno. Lo splendore della festa cadde a terra; com'era strano entrare lì da sola, con il suo bel vestito.
Che bisogno avevano i Bradshaw di parlare della morte alla sua festa? Un giovane s'era ucciso. E ne vengono a parlare alla mia festa – i Bradshaw parlavano della morte. S'era ucciso – ma come? Reagiva sempre così, quando d'improvviso qualcuno le raccontava una disgrazia: il vestito andava in fiamme, il corpo le bruciava. Si era buttato dalla finestra. D'un lampo il suolo era sfrecciato in alto; alla cieca, le punte rugginose dell'inferriata l'avevano infilzato, trafitto. Giaceva lì per terra, col cervello che batteva bum, bum, bum, e poi un gran nero lo soffocò. Lei lo vide così. Ma perché l'aveva fatto? E i Bradshaw ne venivano a parlare alla sua festa!
Lei una volta aveva buttato uno scellino nella Serpentina, niente di più. Ma lui aveva scaraventato via tutto. Loro continuavano a vivere (doveva tornare di là, i saloni erano ancora affollati, la gente continuava a venire). Loro (aveva pensato tutto il giorno a Bourton, a Peter, a Sally), loro invecchiavano. Ma una cosa c'era che contava, una cosa infestata di chiacchiere, sfigurata, offuscata nella sua stessa vita, che ogni giorno lei lasciava cadesse nella corruzione, nella menzogna, nelle chiacchiere. Questa cosa lui l'aveva preservata. La morte è una sfida. La morte è un tentativo di comunicare: la gente sente l'impossibilità di raggiungere il centro che, misticamente, ci sfugge; così ciò che è vicino si allontana; l'estasi svanisce; si resta soli. Nella morte c'è un abbraccio.
Sì, quell'uomo giovane s'era ucciso – ma s'era buttato tenendo stretto il suo tesoro? "Se dovessi morire ora, sarebbe la perfetta felicità", s'era detta una volta, scendendo le scale vestita di bianco.
C'erano anche i poeti, i filosofi. Mettiamo che egli avesse avuto quella passione, e fosse andato da Sir William Bradshaw, un grande medico, eppure secondo lei oscenamente malefico, senza sesso e senza desiderio, estremamente cortese con le donne, ma capace di indescrivibile violenza – capace di violentarti l'anima. Sì, proprio così; se quell'uomo giovane era andato da lui, Sir William doveva avergli fatto impressione, sì, senz'altro, per la sua potenza, e non poteva darsi, allora, che si fosse detto (lei lo sentiva, era così), la vita s'è fatta intollerabile, uomini così rendono la vita intollerabile?
Allora (lei l'aveva provato quella mattina) ecco il terrore; il senso di un'incapacità schiacciante, i genitori che ci mettono in mano la vita, questa vita, perché la viviamo fino in fondo, e l'attraversiamo con serenità, ma nel fondo del cuore lei covava una paura tremenda. Anche ora, spesso se non c'era Richard lì a leggere il Times, e lei non poteva accoccolarsi come un uccello e pian piano riprendersi, e sfregando bastoncino su bastoncino, una cosa con l'altra, ravvivare così la fiamma di quel piacere incommensurabile, sarebbe già morta.
Lei s'era salvata. Ma quell'uomo s'era ucciso.
In un certo senso era il suo disastro – la sua disgrazia. Era il suo castigo di veder sprofondare e scomparire in quel buio profondo ora un uomo, ora una donna, e dover restare lì, in piedi, nel suo vestito da sera. Aveva intrigato, aveva rubacchiato. Non era mai stata veramente degna di ammirazione. Aveva voluto il successo – Lady Bexborough, e tutto il resto. E una volta aveva passeggiato sul terrazzo a Bourton.
Strano, incredibile. Non era mai stata tanto felice. Non c'era niente che fosse abbastanza lento, niente che durasse abbastanza a lungo. Non c'è piacere, pensò, raddrizzando le sedie, rimettendo a posto un libro nello scaffale, che eguagli il senso di averla fatta finita coi fasti della giovinezza, di essersi persa nel corso della vita, per ritrovarla ora, con un brivido di gioia, al sorgere del sole, al calare del giorno. Molte volte a Bourton, mentre gli altri parlavano, lei andava a guardare il cielo; o l'aveva intravisto, a cena, tra le spalle della gente; o a Londra, quando non riusciva a dormire. Andò alla finestra.
Per quanto assurda fosse l'idea, quel cielo di campagna, quel cielo sopra Westminster, possedevano qualcosa di suo – aprì le tende, guardò. Oh, ma che sorpresa! Nella stanza di fronte la vecchia signora la fissava diritto negli occhi! Stava per andare a letto. E il cielo? Sarà un cielo maestoso, aveva immaginato, sarà un cielo cupo, che volge via la guancia in bellezza. Ma eccolo, ora – color cenere, pallido, percorso da nuvole immense che nella corsa si assottigliavano. La sorprese. Doveva essersi levato il vento. Nella stanza di fronte, la signora andava a letto. Era affascinante osservarla, mentre si muoveva di qua e di là, la vecchia signora che attraversava la stanza, e veniva alla finestra. Ma lei, la vedeva? Era affascinante, mentre nel salotto ancora la gente rideva e parlava forte, guardare quella vecchia signora che con calma si preparava ad andare a letto, da sola. Ora chiudeva le tende. L'orologio cominciò a battere. Quell'uomo s'era ucciso, ma lei non lo compiangeva; l'orologio batteva l'ora, uno, due, tre, ma non lo compiangeva, con tutto ciò che continuava. Ecco, la vecchia signora aveva spento la luce! Ora tutta la casa era al buio e tutto continuava, ripeté, e le vennero alla bocca quelle parole, non temere la vampa del sole. Doveva tornare dagli ospiti. Ma che notte straordinaria! Si sentì proprio come lui – il giovane che si era ucciso. Fu contenta che l'avesse fatto; che l'avesse buttata via la vita, mentre loro seguitavano a vivere. L'orologio batteva. I cerchi di piombo si dissolsero nell'aria. Ma doveva tornare di là. Bisognava che si ricomponesse. Doveva cercare Sally e Peter. E rientrò nel salottino."

(Virginia Woolf, La signora Dalloway, pagg. 166-168, Feltrinelli editore)

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