Pestilence - Testimony of the ancients (1991)



"FUCK OFF to all industrial bands everywhere; this type of 'music' is just an excuse for not knowing how to play an instrument"


(Patrick Mameli)



Testimony of the ancients è il terzo album degli olandesi Pestilence, il primo ad essere stato registrato fuori dai confini europei, esattamente nei leggendari Morrisound Studios di Tampa capitanati da Scott Burns. In realtà il gruppo era più famoso negli Stati Uniti che in Europa grazie al contratto con la Roadrunner Records di New York.
Infatti Malleus Maleficarum (1988), il disco d'esordio, è stato distribuito per la prima volta in Europa solo dieci anni più tardi rispetto alla sua uscita, e ciò ha fatto sì che nel candore dei festeggiamenti per il santo natale del 1989, come un fulmine a ciel sereno Consuming Impulse abbia sconvolto non poco una schiera di ascoltatori più avvezzi a suoni e approcci vocali tipici del thrash metal. Un secondo album dall'aspetto di un esordio dunque, almeno in Europa, che ha segnato indelebilmente una schiera di gruppi al seguito. Death metal violento come pochi, caratterizzato da riff di chitarra caustici e corposi oltre ad un nuovo approccio vocale furioso e poco controllato da parte di Martin Van Drunen. Qui il cantante del gruppo spiega il nuovo stile vocale (da un grezzo e tiratissimo urlato thrashaiolo ad un "haunting growl" per molti inimitabile) e le motivazioni che lo hanno spinto a lasciare i Pestilence dopo il tour statunitense del 1990.
Nel frattempo in Olanda fioriscono gruppi come Thanatos, Skeletal Earth, Gorefest, debitori tanto ai Pestilence quanto ad altri gruppi portavoce del death metal dell'epoca (oltre agli onnipresenti Carcass per le sfumature grind), ma i Pestilence alle prese con un bassista e un cantante da rimpiazzare pensano già all'ennesima evoluzione stilistica.
Patrick Mameli (i cui genitori sono sardi, come per il batterista Marco Foddis), da sempre la mente del gruppo, rimpiazza adeguatamente Van Drunen alla voce, senza però eguagliarne l'effetto sconvolgente di una Deify the master. Questo è un dato di fatto che, accompagnato da una lieve virata verso sonorità più melodiche e distanti dal devastante death metal di Consuming Impulse, segna una prima scrematura tra vecchi e nuovi "fans".
Eppure Testimony of the ancients registra una serie di innovazioni stilistiche, tecniche e compositive, oltre che sul piano strettamente lirico, che non possono passare inosservate e che ancora a distanza di oltre un ventennio conservano la loro forza nel rappresentare un nuovo corso d'opera per molti versi audace per l'anno di realizzazione.
Uno dei fautori della crescita musicale è senz'altro il nuovo bassista, appena un session a livello numerico ma fondamentale per la riuscita del disco. Il ventunenne Tony Choy, cubano, sostituisce la comparsa Nick Sagias in un anno di grazie in cui riesce nell'impresa di registrare in sequenza il quarto e decisivo demo dei Cynic e a distanza di giorni a Tampa il secondo album degli Atheist (anche in quel caso inizialmente da session - "rimpiazzo" di Roger Patterson) e Testimony of the ancients. Choy stranamente entra a far parte di tre differenti, innovativi modi di interpretare il death metal e forse la sua formazione tecnica alternativa, improntata ad esempio su un utilizzo massiccio dello slap, introduce un pionieristico impiego del suo strumento per i dischi in avvenire.
Dei tre gruppi seminali per l'evoluzione del death metal tecnico i Pestilence sono tra i più ancorati al genere di derivazione. Testimony of the ancients ne è tuttavia l'ultimo esempio (alludiamo ovviamente alla prima parte della discografia della band, giacché la reunion degli ultimi anni è inqualificabilmente avara di progressioni di sorta), come se impiantato un seme i grandi gruppi pensassero già a guardare oltre, prima di tutti (ascoltare il grandioso e avanguardistico Spheres, del 1993). Mameli ha sviluppato un gusto melodico per gli assoli impareggiabile, i riff sono sempre più intricati e vari, e un maggior impiego della tastiera rende più snelle le composizioni. Il disco consta di 8 tracce più 8 intermezzi di cui francamente non ho mai capito bene l'utilità, fatta eccezione per un solo strepitoso di Choy (Soulless) e per la conclusiva In sorrow, che sembra il preludio ad un brano incompleto ancora più coraggioso per i canoni del tempo.
Spiccano i testi, lasciati totalmente in mano a Marco Foddis, "cantabili" specie nelle parti meno tirate, ma Testimony of the ancients è soprattutto il disco dei riff geniali e di brani per me fondamentali come Presence of the dead, Stigmatized, Land of tears e Twisted truth. L'assolo di Mameli su quest'ultima o le melodie di Stigmatized sono tra i momenti più emozionanti che io abbia mai ascoltato.






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