Pill 63

...era stata la sperimentazione stessa a decidere e determinare le "decisioni liberamente prese", le quali non erano né libere né tanto meno decisioni, perché il loro unico compito, a parte intromettersi e disturbare lo svolgersi degli eventi, era percepire e valutare i tentativi sperimentali per umanizzarli con un processo fulmineo e farci credere, ("per trovare un'espressione un po' cinica..." pensò Eszter tra sé e sé) anche nel caso di scoperte insignificanti come il metodo perfetto di piantare un chiodo, che tutti i passi occorsi per raggiungerlo siano governati dalla nostra "brillante" intelligenza e dalle nostre "magnifiche" facoltà inventive. Invece non è così, Eszter proseguì il giro attraversando la stanza di Valuska diretto verso il salone, non siamo noi a dominare il processo, ma è il processo che domina noi, e non ce ne accorgiamo mai, perlomeno finché la nostra testa parecchio ambiziosa ottempera in modo soddisfacente ai suoi modesti compiti di percezione e valutazione, per quanto riguarda il resto, abbassò la maniglia del salone, be', il resto, gli sfuggì un sorriso, non lo riguardava – e come l'uomo che dopo un lungo periodo di cecità all'improvviso scorge di nuovo la realtà, si bloccò sulla soglia abbagliato dalla visione che ebbe aprendo la porta, e chiuse gli occhi, quasi dimenticandosi dove si trovava. Aveva visto miliardi di cose inquiete, pronte al cambiamento continuo, aveva visto come dialogavano tra loro severamente senza né capo né coda, ognuno per conto proprio; miliardi di relazioni, miliardi di storie, miliardi, ma si riducevano continuamente a una sola, che conteneva tutte le altre: la lotta tra ciò che resiste e ciò che tenta di sconfiggere la resistenza. Nell'immensità satura e vivace aveva visto anche se stesso, l'immagine di se stesso davanti all'ultima finestra del corridoio mentre finalmente capiva la forza alla quale si era arreso, alla quale si era adattato... o cos'altro aveva fatto. Perché in quel momento aveva capito cosa muove il tutto, aveva compreso che la necessità è la spinta dell'esistenza, e che questa spinta genera stimoli, che a loro volta creano partecipazione, una partecipazione aggressiva entro relazioni prestabilite tra le quali il nostro essere si sforza di scegliere le più vantaggiose; il risultato dipende dall'esistenza o meno delle relazioni desiderate, e ovviamente, si era illuminato, dalla pazienza, dalla raffinata casualità della lotta; una circolazione che funziona, la nostra insignificante presenza in questo mondo, aveva ammesso, non sono altro che giocate d'azzardo.
Aveva contemplato quel paesaggio infinito, nitido, limpido, ed era rimasto particolarmente impressionato dalla sua assoluta realtà, sì, impressionato, perché era così difficile concepire che il mondo reale, oltre alla sua infinita abbondanza di inquietudine, potesse – almeno per noi umani – finire, pur essendo senza fine, e senza centro, e noi siamo soltanto uno tra i miliardi di elementi di quello spazio pulsante, al quale collaboriamo guidati dai nostri riflessi...

(László Krasznahorkai, Melancolia della resistenza, pagg. 203-204, Zandonai editore)

Nessun commento: