Pill 62

ALL: Signora Gabriella Alletto
DI MAURO: Ispettore Luigi Di Mauro, cognato della Signora Alletto
ORM: Procuratore Aggiunto di Roma dott. Italo Ormanni


ORM: Vabbè, allora signora, non è stata lei: chi è stato?
ALL: Guardi che, che Liparota e la Lipari avessero nominato me quel giorno, mi era assolutamente... nuovo, l'ho saputo oggi!
ORM: Signora, la domanda è un'altra.
ALL: Eh
ORM: Non è stata lei: chi è stato?
ALL: Io non lo so. Io sinceramente non lo so!
ORM: Continua a non saperlo, e continua a dire che non stava in sala assistenti, va bene?
ALL: Ma che... a me me prenderanno pe' scema, pe' fissata a me...
(piange)
ORM: No, la prenderanno... la prenderemo per omicida!
ALL: Io non lo so quello che devo fa'!
ORM: La prenderemo per omicida!
ALL: Non lo so più quello che devo fa' (piange)
ORM: Deve dire la verità!
DI MAURO: ...e ... non devi coprire a nessuno, non devi coprire a nessuno!
ORM: Deve dire la verità, deve dire la verità!
ALL: Non lo so, Gino...!
DI MAURO: Eh, non lo sai?! Qua le carte contro di te sono! C'è poco da fare!
ALL: Gino, ma io non ci stavo!
DI MAURO: E dove stavi?
ALL: ... allora si so' messi d'accordo, si so' messi d'accordo...
DI MAURO: Eh, si so' messi d'acc... ma chi erano questi qua? Ecco!
ALL: Ma scusa, adesso l'hanno detto!
DI MAURO: Eh, e dilli, e dilli, e dilli chi sono questi qua che si so' messi d'accordo!...
ALL: Ma che, si so' messi d'accordo contro de me?
DI MAURO: Ma che ne so! Si vogliono favorire loro e te lo vogliono mettere... te lo mettono... a... a quel posto dove dicono loro! Scusa, ma perché ti devi sta' a fa' frega' da loro? Ahò, qua stiamo a parla' di un omicidio, aho'! Sarà un omicidio colposo, ma sempre un omicidio è! Non devi, non devi guardare in faccia a nessuno! Tu devi pensare ai tuoi figli, non guardare in faccia a nessuno, metti in mezzo a tutti, non... Che fosse il professore, il direttore o l'ultimo stracciarolo, non devi guarda' in faccia! Per ste cose non si deve guarda' in faccia a nessuno, la legge è legge! Per tutti! Ti stanno dando una possibilità, se tu riesci a chiarirti quei... i 13 secondi... i 13 minuti che c'hai scoperti, che non sai come coprirli,... e quello è! Puoi essere con l'amico... a noi non ce ne frega niente dell'amico! Dici: "Io stavo con l'amico!..." Eh, chiamiamo l'amico! Tanto rimane qua, non... il consigliere non... non... non, è un uomo di mondo, non è... Però Gabrie', si deve sape'!... Queste qua... tutte contro a te stanno le cose! Te casca il mondo addosso! Queste... la settimana prossima... può anche darsi che vieni bevuta, e poi non ti puoi salvare più!

|...|

ALL: Lei aspetta qualche cosa da me di concreto, ma come faccio, che lei nun...
ORM: Ma guardi che... sulla concretezza, lasci giudicare me!
ALL: Cioè io... io, di concreto, dico... dico... qualche cosa che veramente s'è visto! Perché se io vedo una persona fare un gesto, una cosa, io se la vedo la vedo! Ma se non la vedo, io che faccio?
ORM: Vabbè, non l'ha vista!
ALL: Ma che faccio io?
ORM: Lasci stare, non l'ha vista! Non l'ha vista! L'ha vista dopo. Chi era questa persona?
ALL: Ma dopo, appena... appena fatto... cioè...?
ORM: Lei non lo sa. Lei non lo sa. Dico, in quel momento lei non lo sa, lei non sa che cosa è successo: è entrata in quella stanza e ha visto chi?
ALL: Oh, Dio mio! Come, come non mi crederete! Come non mi crederete! Perché io non ce so' entrata lì dentro, ma come lo devo di'? Come lo devo dire? Io, io ora guardi, va a fini' che m'ammazzo pe' sta storia!

|...|

ORM: Signora, dica la verità! Oggi è la sua ultima possibilità! Allora!
ALL: Io non... non lo so! Non so quello che devo fa'... (piange) Non s'aspetti grandi cose da me, perché non so niente! Per favore!
ORM: Va beh, mi dica quello che sa!
ALL: Non so niente.
ORM: Mi dica quello che sa!
ALL: ... giuro che non so niente. (Piange) Riguardo a questo, non c'è nessuno che ne parla davanti a me!
ORM: No, no, signora, io voglio capire quello che è successo quel giorno, no quello che è successo dopo!
ALL: Eh, io...
ORM: Quello che è successo quel giorno lì!
ALL: Lei intende se io so' entrata là dentro?... Proprio no, guardi! (Piange) Come è vero che esiste il Cristo! Io non lo so, guardi... (Piange) Non ci so' entrata lì! Eppure... non lo so io in che... in che modo glie lo devo di'. Non ce so' entrata: sarò andata ar gabinetto, sarò andata a fa' la fotocopia, sarò... me sarò fermata... ma nun me so' fermata, lo so che nun me so' fermata... Come fanno a di' loro sta cosa, che non lo so!... Che poi, quando ce sarei dovuta anda'? Prima che succedesse?
ORM: Chiaro!
ALL: Eh!

|...|

ALL: (In quella stanza) ce so' stata due o tre giorni fa per fa' un semina..., per fa' un messaggio dentro la segreteria telefonica! Da allora io non ce so' entrata!
ORM: Da allora non c'è entrata più?
ALL: Da allora no!
ORM: Da allora non c'è entrata più!
ALL: Cioè io non...
ORM: Da allora non c'è entrata più!
ALL: Da allora, da quando è successa la cosa!
ORM: Da allora, venerdì 9 maggio, non c'è entrata più!
ALL: No, è passato tutto questo tempo... non ho avuto il coraggio di metterci piede!
ORM: Eh, appunto, perché?
ALL: Ma antecedentemente, prima che succedesse tutto, non ce so' entrata!
ORM: Eh, c'è entrata quel venerdì mattina!
ALL: Io ho detto: antecedentemente, cioè, prima che succedesse, non ci sono entrata! Non...
ORM: Quel giorno non ci è proprio entrata, in quella stanza?
ALL: No, no, no! Io non ci ho visto né la Lipari, io non ci ho visto, né Liparota, né Ferraro, né nessuno!
ORM: Perché lei non ci è entrata!
ALL: Non ci sono entrata!
ORM: E non è vero!
ALL: E certo, fanno più fede quello che dicono loro...
ORM: E' chiaro!
ALL: ... piuttosto che quello che ho detto io!
ORM: ... E' chiaro, è chiaro! Lei vuole difendere se stessa, a questo punto! Non vuole difendere nessun altro! Vuole difendere se stessa!
ALL: Ma io non c'ho bisogno di difendermi!
ORM: Lei vuole difendere se stessa!
ALL: Io non c'ho bisogno di difendermi! Glie lo assicuro, non c'ho bisogno di difendermi!
ORM: Ha perso l'occasione...
ALL: ... mi impiccano!
ORM: ... Ha perso l'occasione!
ALL: Me impiccheranno, per aver detto la verità!
ORM: ... La impiccheranno... no. ... Ma la condanneranno certamente, per omicidio!
ALL: Io non lo so più se... se viviamo alla rovescia o se viviamo per il verso giusto!
ORM: Perché?
ALL: Perché chi dice la verità, non è creduta!



Ma perché non le hanno creduto?

di Alessandro Figà Talamanca.


Ma perché Gabriella Alletto non è creduta? Le sue risposte sono limpide e coerenti. Le sue spiegazioni convincenti. La sua disperazione - man mao che si rende conto che nessuno le crede, e man mano che si accorge che chi la tiene letteralmente in pugno e può privarla della sua libertà e del suo impiego, le impone un comportamento da lei definito "sleale" - appare del tutto sincera, ed è perfino commovente. Perché dunque non è stata creduta?
A noi sembra che una risposta sia desumibile dalla lettura della trascrizione: gli inquirenti non l'ascoltavano. Essi erano certi che la Signora Alletto si trovasse nella stanza da cui era partito lo sparo nell'ora del delitto. Non cercavano quindi di accertare la verità dei fatti, ma solo di confermare, anzi di "provare" formalmente, ad uso di un collegio giudicante, la loro certezza. Non avevano quindi alcun bisogno, o desiderio, di ascoltarla se non nel momento in cui la Signora Alletto avesse confermato ciò di cui erano certi per altra via. Qualsiasi altra dichiarazione entrava, per così dire, da un orecchio e usciva dall'altro, essa rischiava infatti di incrinare le certezze che sostenevano il loro lavoro ed in fin dei conti la loro reputazione. Ascoltare il testimone in quel momento avrebbe significato mettere a rischio tutta l'inchiesta, disperdere l'intensa attività maieutica nei riguardi della dott.ssa Lipari, ripiombare nel buio di un'indagine senza esito prevedibile.
Meglio quindi non ascoltare. In definitiva la Signora Alletto non ebbe nessuna possibilità di essere creduta, perché le mancava la possibilità di essere ascoltata. Un vero e proprio dramma dell'incomunicailità si svolse quel giorno in una stanza della Procura. E' questo il dramma che accompagna quello dei pericoli prospettati, riguardanti la vita personale dell'attrice principale: l'arresto nelle prime ore del mattino, con la minacciosa mimica della polizia che bussa alla porta ("tuc, tuc" a pag 162), il carcere, il licenziamento, le conseguenze sui figli e sulla vita familiare.
Se nessuno ti ascolta, a che serve dire la verità? Anche l'ipotesi di trovare ascolto in un giudice diverso è esclusa. Non solo perché l'alto magistrato che coordina l'indagine appare ancor più convinto del magistrato che ufficialmente l'interroga, ma perché c'è chi dichiara che anche il Giudice delle Indagini Preliminari, teoricamente "terzo" rispetto ai pubblici ministeri, è già convinto. E' l'incomunicabilità che preclude ogni possibile via di scampo, e che spinge la "persona informata dei fatti" verso l'unica via di uscita che le rimane: l'adesione alla verità degli inquirenti. Nel corso di questo interrogatorio questa via di uscita non viene accettata. L'immagine della protagonista di queste scene che se ne ricava è quella di una donna forte che si dbatte in un dramma più grande di lei, mantenendo però la dignità di una persona libera, animata da buon senso e ironia. Nonostante tutto, la protagonista esce dalla scena a testa alta.
Tre giorni dopo, il 14 giugno del 1997, la Signora Alletto si arrendeva ed aderiva alle pressanti richieste degli inquirenti. Non è difficile dare una spiegazione di questo comportamento. Basta ricordare i gravissimi pericoli che le erano stati prospettati nell'unico interrogatorio di cui possediamo una registrazione integrale: incriminazione per omicidio, carcere, e perdita del posto di lavoro.
Basta leggere l'informativa della polizia del 12 giugno nella quale si afferma e si pretende di dimostrare che "Alletto, Liparota e la terza persona non riconosciuta, sono sicuramente da considerare quelle che, in concorso tra loro (a prescindere dalla materiale esecuzione dell'azione da parte di una sola di esse), hanno esploso il colpo d'arma da fuoco attingendo mortalmente la vittima". Si tratta di un'informativa che prelude direttamente ad un ordine di custodia cautelare, che potrebbe essere stato addirittura stilato e mostrato alla "persona infrmata dei fatti" nelle lunghe ore trascorse in Questura il 14 giugno, ore che certamente non furono impiegate in "incontri conviviali". Basta osservare che l'unica delle tre persone accusate nell'informativa che non è stata incriminata per concorso in omicidio è quella che ha scelto, in modo duraturo, di uscire dalla trappola secondo il percorso gradito agli inquirenti.
Sarebbe tuttavia riduttivo attribuire la conversione della Signora Alletto soltanto alla paura del carcere e del licenziamento. La conversione d un imputato, in un processo inquisitorio, segue una strada meno diretta. La strega non indica uno per uno, minuziosamente, chi, assieme a lei, ha partecipato alle riunioni con il diavolo solo per paura della tortura o del rogo. Una conversione di questo tipo rischierebbe di essere ritrattata, magari in punto di morte. L'imputato o, il che è lo stesso, il testimone, di un processo inquisitorio si converte perché aderisce alle esortazioni morali dell'inquisitore, condividendone alla fine gli scopi, che sono quelli di estirpare il male e far trionfare il bene. Il potere dell'inquisitore si veste allora di autorità morale. Ed è questa autorità morale che, in nome di alti valori etici, chiede ed ottiene la collaborazione del testimone. Da persecutore minaccioso l'inquisitore diventa guida morale, cui l'imputato-testimone volontariamente e docilmente si sottomette, a fin di bene. Del resto perché mai un autorevole rappresentante dello Stato, quale un Procuratore Aggiunto della Capitale, si sarebbe dovuto mostrare così sicuro di quella tesi investigativa, se non avesse avuto solidissime ragioni, magari segrete, per credere in essa? Perché non adottare, nei confronti di così autorevoli rappresentanti delle istituzioni, una "presunzione di innocenza e di autorevolezza"? Ovviamente, non possiamo essere sicuri che sia proprio questo il percorso che conduce la Signora Alletto alla sua "conversione". Ma questa ipotesi, che è suffragata dalle intercettazioni e dalle testimonianze delle colleghe, riscatta anche la figura morale di Gabriella Alletto. Anche Galileo Galilei a un certo punto rinnegò la teoria copernicana, della quale si era razionalmente convinto. Ma non lo fece certo per pusillanimità, alla vista degli strumenti di tortura (peraltro mai usati su di lui). La verità fu un'altra: da buon cristiano, egli si sottomise all'autorità del Sommo Pontefice, e, per dovere morale, negò ciò che aveva visto con occhi di scienziato, per affermare ciò che poteva vedere solo con gli occhi del credente.

(A. Beretta Anguissola, A. Figà Talamanca, "La prenderemo per omicida!" - Caso Marta Russo: il dramma di Gabriella Alletto, pagg. 198-199-200-207-208-209-210-235-236-237-238, Koinè editore)

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