Pill 58

Schurig corre in cucina, e Hoffmann dietro. Dalla cassetta degli attrezzi prende un martello, un metro, un pennello e uno scapello. Li mette in mano a Hoffmann e da dietro l'armadio estrae una scala di alluminio. Tutti e due tornano nel soggiorno, tirano da parte il tavolo, Schurig rizza la scala, Hoffmann non sa dove deve mettere gli attrezzi. Schurig glieli leva di mano e li butta per terra. Poi corre di nuovo fuori, questa volta non in cucina, ma nella stanza da letto. Apre l'armadio, c'è appesa la sua uniforme. In uno scomparto che ora Schurig apre, Hoffmann vede la pistola di Schurig. Hoffmann prende la pistola in mano. Schurig vuole toglierla a Hoffmann, ma questi fa un passo indietro e dice, molto deciso.

Hoffmann: Io sono te!

Schurig ha improvvisamente paura, non sa se Hoffmann scherzi oppure sia ancora pazzo. Hoffmann, con la pistola in mano, va dietro a Schurig, chiude col piede la porta del soggiorno dietro di sé, i due sono soli nella stanza, Toby è chiuso fuori.

Hoffmann: Fermo! Non si muova!

Schurig agita prima le braccia per aria, poi si lascia cadere bocconi sul pavimento. La sua mano sinistra sta esattamente presso il manico del pennello. Schurig non sembra contento della sua posizione, fa un gesto a Hoffmann, di aspettare. Schurig si rialza, Hoffmann diventa nervoso e ruggisce.

Hoffmann: Fermo o sparo!

Schurig si lascia cadere al suolo di nuovo, e ha orientato ora la caduta in modo che la mano sinistra sia precisamente sul manico dello scalpello.

Schurig: Non sparare!

Hoffmann non sa cosa fare. Schurig fa da suggeritore.

Schurig: Lascia quella roba!

Stringe il manico dello scalpello.

Hoffmann: Qua quella roba o sparo!

Salta su Schurig, e visto che questi si impadronisce dello scalpello, lo picchia col calcio della pistola sul capo. Schurig fa con lo scalpello un movimento come a ferire il ventre di Hoffmann, Hoffmann si tiene il ventre e dirige ora la pistola verso la testa di Schurig, esattamente sopra l'orecchio sinistro, un po' troppo a lungo perché sia ancora un gioco.

Schurig: Così è stato, proprio così. Accidenti, avevo una paura!

Hoffmann: Ma tu hai sparato!

Schurig: Avevamo l'ordine di sparare in caso di necessità.

Hoffmann: In caso di necessità! E per questo hai cambiato quell'affare in un coltello. Perché hai mentito, Schurig?

Schurig: Ho raccontato la storia ai miei superiori esattamente così. Poi la storia del coltello è apparsa sui giornali.

Hoffmann: Avresti dovuto rettificarla!

Schurig: E tu? Perché hai taciuto?

Hoffmann: Perché solo ora la so, la verità!

(Peter Schneider, Il coltello in testa – sceneggiatura del film di Reinhard Hauff, 1978. Pagg. 97-98, Feltrinelli editore)

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