Pill 57

Nei pressi di Hannover, a Nienburg, vive il liutaio Montag che con cura infinita produce violini da maestro. Poiché i liutai rimasti sono ormai molto pochi, propongo di fare un articolo su di lui. L'argomento riscuote subito l'approvazione, come tutto ciò che può avere a che fare con l'aggettivo "prezioso": cavalli preziosi, porcellane preziose, strumenti preziosi.
Molte cose alimentano il sogno d'una bellezza assoluta, di quanto è "prezioso": in un primo luogo il contatto quotidiano con la sporcizia d'ogni tipo e colore e la sfiducia di poter mai trovare alcunché di bello nella realtà sociale. Solitamente i redattori della "Bild" non sono cresciuti fra gli sfarzi, né vi moriranno - ma possono descriverli e sentirsi così, almeno ogni tanto, nel mondo degli eletti.
I sogni dei giornalisti creano i sogni dei lettori, i sogni d'una ascesa verso l'alto. Alla "Bild" mi vengono spesso affidati temi del tipo "Da lavapiatti a milionario". E' infatti molto importante che il bello e il nobile di cui si sogna e su cui si fa sognare non appaiano irraggiungibili come invece sono in questa società. Altrimenti, chissà che potenziale di odio di classe produrrebbe la "Bild" con le sue immersioni nello splendore dei grandi!
Un altro metodo per frenare questo effetto sta nell'accoppiare quanto è "nobile" con ciò che è "degno di compassone". La frase infame di Rilke "La povertà è un grande splendore interiore" - ma capovolta: il ricco soffre di gotta, il miliardario sta chiuso nel suo castello da sogno solo, amareggiato e abbandonato. Schwindmann inventa per la mia storia il titolo 'Un povero vecchio fabbrica i violini più belli del mondo'.
Io non ho scritto niente di simile: l'uomo non era né povero né vecchio, era un energico sessantenne, che come molti artisti riceveva una sovvenzione e sicuramente non faceva grossi guadagni, ma che tuttavia viveva in una buona situazione economica. Ma Schwindmann prosegue fantasticando:
"Il vecchio, le guance scavate e i capelli radi, si trascina per il suo laboratorio, che è anche il suo soggiorno. Toglie un'asse dallo scaffale e accarezza dolcemente la superficie ben levigata del legno, 'Acero, di cinquant'anni' mormora, dimenticando per alcuni minuti la mia presenza..."
Pura invenzione. Non mi chiedono nemmeno se sarebbe potuto essere così. Il liutaio è molto amareggiato di vedersi descritto in modo così miserevole. I lettori che lo conoscono si fanno vivi per protestare: ma vi siete messi a raccontarci delle favole?! In effetti questo si voleva, anche se non proprio favole qualsiasi. Schwindmann ha molto naso nel distinguere fra storie utili e storie dannose. Io stesso ho aggiunto alla fine di questa - e in moltissimi articoli della "Bild" il finale è puramente inventato, giusto per dare quel tocco in più - una piccola pointe: l'uomo che costruisce i preziosi violini non li vende a chiunque. Dedica un anno della sua vita allo strumento, ma poi vuole accertarsi che il potenziale compratore abbia del talento.
Alla fine della storia c'è sempre il "ricordo più bello" o il più brutto. Questa volta avevo scritto: un avido banchiere aveva fatto credere al liutaio Montag di voler acquistare il violino per il figlio paralitico. Lo aveva messo invece in cassaforte, affinché acquistasse valore col tempo, come uno Stradivari. Ma, e così finiva la mia storia, "il maestro sorride, 'lui non sa che un violino Montag deve essere suonato in continuazione per conservare il suo timbro'. Ora il violino si sta deteriorando nella cassaforte". Questa favola è cancellata irosamente da Schwindmann. Per la filosofia della "Bild" è cattiva e pericolosa, con la sua morale sobillatrice: l'avidità e la speculazione distruggono la nobile opera di un semplice artista.
La mia favola, come ho detto, è stata cancellata. Ma cosa succede nella realtà? Dopo la lettura del mio articolo si fa vivo un rigattiere stonato che compra per 1300 marchi un violino Montag. Come investimento.


(Günter Wallraff - Il grande bugiardo, come la stampa manipola l'informazione. Un caso esemplare. Pagg. 141-142. Feltrinelli editore)

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