La salamandra (di Alain Tanner, 1971)


Il montaggio della sequenza iniziale è magistrale nel confondere l'idea di verità e aprire il varco a dubbi e insinuazioni. E' stato un incidente o lo sguardo di Rosemonde è colpevole?
Il secondo film di Tanner parte come un'inchiesta giornalistica che assume i contorni del giallo, ma ciò è un mero pretesto. La ricostruzione pedante del passato di Rosemonde in realtà è l'occasione per interrogarsi sulle condizioni che hanno determinato il fallimento di un'ideologia e individuare le ragioni per conservare l'idea di libertà nell'inestinguibile giogo capitalistico.
Il tempo nei primi film di Tanner è sempre il post-'68, volutamente e inevitabilmente.
Lo spazio, altro elemento imprescindibile, è una Ginevra filmata come luogo al confine con la Francia in cui si mescolano le vicende di frontalieri e persone in movimento.
I tre protagonisti si cercano l'un l'altro e si attraggono come calamite. Rosemonde cela un sentimento di ribellione viscerale che giustificato dal proprio passato di espulsione e giudizio (che confluisce nel presente) sposta l'ago della verità, mettendo in secondo piano il centro dell'indagine, che da giornalistica (Pierre) e letteraria (Paul) diviene sociologica. Il disvelamento della verità iniziale si assottiglia nel marasma dei rapporti sociali.
La salamandra a cui allude il titolo è la metafora di Rosemonde che, come vuole la credenza popolare, come l'animale esce indenne dal fuoco (dei rapporti di dipendenza economica).
Un (meta)film colto, costellato da riferimenti letterari e cinefili (anche e soprattutto Godard), non di facile lettura ma ricco di sfaccettature, in cui spicca una provocante e provocatoria Bulle Ogier (madre di Pascale) capace di rendere egregiamente il fascino ambiguo della protagonista.

4 commenti:

visionesospesa ha detto...

Su Mubi è segnato come "Le Salamandre", che in realtà è un altro film di due anni prima e diretto da Alberto Cavallone (riscoperto e apprezzato tra l'altro).
Questo me lo sono comunque appuntato perchè mi attira!

M. ha detto...

Tanner e Goretta sono due registi unici nel panorama europeo.

Ismaele ha detto...

di Tanner (e Goretta) ho visto qualcosa tanti anni fa, quando le sale avevano una programmazione variata, il ricordo è positivo, devo rivederli

M. ha detto...

Goretta è più legato ad un plot vero e proprio ma anche lui può considerarsi un regista politico. Entrambi hanno svegliato il proprio paese dal torpore della neutralità politica trattando temi che trovo ancora attuali.