Isis - Celestial (2000)



Do you ever get that feeling that you're sinking
I do


Quando le chitarre terminano il loro incedere vorticoso, quando Aaron placa le sue urla, resta una ritmica scarna e ripetitiva su cui successivamente si stagliano basso e chitarra (Gallagher) che creano un effetto ipnotico e psichedelico.
Gli Isis nella loro Torre celano la loro dimensione sludge e il loro estro dissimulatore che li conduce a raggiungere un aura intoccabile. Quanto sperimentato per la prima volta su Red sea (l'interessante title track) ora ha maggior fisionomia.
Turner modula le sue urla, le chitarre sono creative e più ricche di effetti, Meyer riempie il quadro con sfumature ambient decisive per tracciare l'identità del gruppo e consegnare così ai posteri un disco potentissimo e...apocalittico.
Celestial segna un decennio che sta iniziando raccogliendo la lezione dei Neurosis ma ingravidando il proprio embrione di suoni più saturi e corposi, di urla più terrificanti. Ascoltare questo disco non mi dà mai pace, perchè anche quando s'insinua la calma sono consapevole che torneranno presto quei fragori di cui non posso fare a meno.
Un capolavoro, non di certo l'ultimo, ma si sà il primo resta sempre il più innovativo e arduo a costruirsi.
Brani come la citata Celestial (The tower), Deconstructing towers, Collapse and crush o la mia preferita Gentle time (in parte cantata da Clifford Meyer), rappresentano il manifesto di una generazione di post-metallari.

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