Il centro del mondo (di Alain Tanner, 1974)


Luogo: il centro del mondo. Tempo: anni '70, ovvero è in corso la "normalizzazione" sociale, politica e economica che mortifica la speranza di un cambiamento. Per rappresentare il processo di stagnazione viene inventato l'ambiente: Moruz (il paese in cui approda e lavora Adriana) e Eligoz (il paese di Paul con il ristorante 'Il centro del mondo') sono fittizi così come il partito centrista di cui Paul diviene candidato. I due sceneggiatori dunque realizzano un "centro" inesistente nella realtà per rappresentare l'epoca del film, il preciso momento storico che viene colto in tempo reale. Il processo di verosimiglianza dei ritratti descritti segue il solito corso. Il candidato Paul viene scelto perchè ha tutte le caratteristiche del politico (classe a cui neppure appartiene) medio, neutrale, con famiglia e una carriera promettente in divenire. Un film politico di quegli anni avrebbe probabilmente messo in scena l'appiattimento del protagonista, inghiottito dalla sete di potere e ruolizzato nella sua nuova identità. Ma al duo Berger e Tanner interessa il contrario, ossia raccontare ciò che il protagonista non diventa. Man mano che il film scorre i suoi interventi pubblici vengono smorzati fino a sgonfiarsi del tutto. Alla fine Paul riferisce ad Adriana di aver perso le elezioni ma ormai la trama del film è totalmente assorbita da altro. Come per La salamandra la superficie si sgretola a poco a poco per lasciar spazio alle altre pieghe del film. Stavolta però siamo dinanzi ad un'idea di Cinema più maturo ed intimista. La reiterazione delle sequenze degli amplessi crea un effetto di straniamento della coppia rispetto a tutto il resto. Un abile sovraddosaggio di lande innevate investe i protagonisti. La camera lentamente mobile coglie situazioni stantìe.Viene generato un effetto singolare di torpore che fa da contrappunto alla passionalità apparente che la coppia sprigiona. Se in ogni film del regista elvetico i personaggi intessendo legami tra loro effettuano uno scambio, ciò avviene anche ne Il centro del mondo. Gli spostamenti continui di Paul da un paese all'altro scalfiscono il ruolo a cui si è legato (famiglia e lavoro) verso la costruzione di un futuro che persegua la sua volontà. Di che natura essa sia, non ha molta importanza. Paul non è un personaggio negativo o positivo, semplicemente agisce e realizza un'idea di Adriana. "Sa quello che vuole".
La cameriera italiana al contrario "sa quel che non vuole". Non può rinunciare alla propria libertà. Quando Paul le comunica che divorzierà e vuole convivere con lei, fugge. Si legge che Tanner sia portavoce di un cinema utopico. Senz'altro in altre pellicole questa è una parola adatta a determinare quella sensazione prevalente. Ne Le milieu du monde, complice l'abbandono dei toni grotteschi, la voce off finale suona come un macigno. Malgrado ciò non ci resta neppure un senso di sconforto. Adriana non soccombe, sceglie. La storia d'amore è un compromesso nell'inciso politico del film. Tanner è tra i pochi cineasti ad aver rapportato efficacemente l'ombra connettiva del momento storico e politico alle relazioni umane. Olimpia Carlisi mette a nudo integralmente il proprio corpo e la propria anima nel rappresentare un personaggio limpido e sincero. Philippe Leotard nel suo momento migliore di attore (nello stesso anno nello straziante film di Pialat La guele ouverte) è il vettore del film e determina sul suo personaggio la direzione dell'intera pellicola.

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